Le donne di Sky sono uno spettacolo. E no, non stiamo parlando della loro avvenenza. Lo spettacolo offerto è professionale e non ha nulla a che fare con i canoni che si usano di solito per giudicare il lato femminile della tv. Questi Giochi Olimpici hanno decretato la sconfitta finale della tv generalista nei confronti del colosso di Murdoch, innanzitutto per qualità del servizio offerto.

Ma dal nostro punto di vista ci interessa sottolineare un’altra sconfitta storica: l’utilizzo della donna nello sport in tv. Mentre in Rai il modello è la “giornalista valletta” alla Simona Rolandi, sul satellite è tutto un fiorire di talenti giornalistici e televisivi a cromosoma XX. A cominciare da Ilaria D’Amico, che ha introdotto e commentato con il solito piglio deciso la cerimonia inaugurale per poi passare alla preparatissima Lia Capizzi, talento giornalistico allo stato puro con un incontenibile amore per lo sport. E anche le ex atlete chiamate a occuparsi del commento tecnico, stanno dimostrando di essere una spanna sopra rispetto allo standard a cui ci ha abituati la Rai.

Un nome su tutti: Diana Bianchedi. Ex fiorettista dell’epoca d’oro di Giovanna Trillini, la Bianchedi è spigliata, competente, ironica e precisa. E il linguaggio che usa è da XXI secolo, mentre in Rai sembra di commentare i Giochi di Atene 1896. L’esempio virtuoso di Sky ci dimostra ancora una volta due verità incontrovertibili: la Rai è morta; le tv private non sono solo tette e culi e le donne possono dimostrare il loro valore anche in un campo, quello sportivo, che è tradizionalmente appannaggio degli uomini.