L’esercito siriano attacca Aleppo e i carri armati avanzano sui quartieri sud-occidentali della città, colpiti fin dall’alba di sabato da elicotteri d’attacco e caccia dell’aviazione militare siriana. E’ di 168 morti il bilancio degli scontri di ieri in Siria, secondo le cifre fornite dall’Osservatorio siriano per i diritti umani. La Ong, con sede a Londra, ha verificato che tra le vittime ci sono 98 civili, 41 soldati governativi e 33 combattenti dell’opposizione armata. Ma le vittime non sono solo ad Aleppo, dove continua l’offensiva dell’esercito regolare per cercare di riprendere il controllo della seconda città del paese per importanza. Il ministro degli esteri siriano Walid Moallem ha dichiarato che i ”ribelli verranno sconfitti ad Aleppo” e Damasco fermerà “la cospirazione contro la Siria”. Vicino alla capitale siriana, nel villaggio di Irbin, un civile è stato ucciso da un cecchino mentre altre due persone sono morte per i colpi di artiglieria nella provincia di Idlib. Ad Homs, invece, ci sono stati nuovi scontri tra truppe regolari e combattenti del Free Syria Army, che hanno provato ad assalire una locale stazione di polizia.

Con le vittime degli ultimi giorni, il bilancio di diciassette mesi e mezzo di rivolta contro il governo di Bashar al-Assadha superato le 20mila vittime, secondo i dati dell’Osservatorio che verifica ogni vittima (nome, zona di provenienza, circostanze della morte) prima di fornire cifre. Per il direttore, Rami Abdel Rahman, i combattimenti in corso ad Aleppo sono “i più duri” da quando la sollevazione anti-Assad è iniziata, a marzo del 2011. L’emittente panaraba al-Jazeera scrive che migliaia di civili cercano di ripararsi dalle incursioni degli elicotteri d’attacco, che si concentrano attorno al quartiere di Salaheddine, epicentro degli scontri.

L’Agenzia France Presse ha parlato con Abdel Jabba a-Oqaidi, uno dei colonnelli dell’ Fsa ( Free Syria Army), secondo il quale le forze dei ribelli sarebbero riuscite ad arrestare almeno temporaneamente l’avanzata delle forze corazzate dell’esercito regolare nella zona sud-occidentale della città. L’Afp spiega che i ribelli stanno cercando di creare un corridoio per collegare due quartieri che sarebbero in mano loro, quello di Salehddine appunto e quello di Sakhur. Tra i due, una stazione di polizia dove, da circa tre giorni, un centinaio di soldati governativi sta resistendo ai tentativi di sloggiarli dalla loro posizione. La disparità militare tra le forze in campo, tuttavia, è evidente, e i carri armati e gli elicotteri sono la preoccupazione principale dei ribelli, tanto che uno dei leader del Consiglio nazionale siriano, Abdel Basset Sayda, ad Abu Dhabi per colloqui politici, ha chiesto esplicitamente che ai ribelli possano arrivare armi controcarro e sistemi antiaerei portatili. Secondo Sayda – stando al resoconto della sua visita ad Abu Dhabi offerto da al-Arabiya – le casse della rivolta sono quasi a secco. Finora, sono arrivati solo 15 milioni di dollari, mentre ci sarebbe bisogno “per coprire le necessità di base” di 145 milioni di dollari al mese, una cifra che però sembra alquanto esagerata. La campagna di raccolta fondi lanciata in Arabia Saudita la scorsa settimana ha fruttato 72 milioni di dollari. Sayda ha anche detto che “in Siria non è possibile una soluzione sul modello di quanto è accaduto in Yemen, perché ci sono stati e sono in corso massacri per i quali crediamo che Bashar Assad debba essere processato. Non vogliamo che gli sia data una qualche forma di protezione”, ha concluso Sayda.

Un riferimento alle voci che erano circolate sabato, secondo le quali Assad potrebbe trovare rifugio in Russia. Voci smentite dal capo della diplomazia del Cremlino, Sergei Lavrov che ha detto che la Russia non sta nemmeno pensando a una soluzione del genere. Sayda ha anche espresso il suo appoggio e quello del Cns, alla decisione della Lega Araba di portare il testo di una risoluzione di condanna del governo siriano davanti alla prossima Assemblea generale delle Nazioni Unite, a settembre, in modo da aggirare il veto opposto finora da Russia e Cina nel Consiglio di sicurezza. Le risoluzioni adottate dall’Assemblea generale non hanno il carattere esecutivo di quelle del Consiglio, ma il significato politico di una eventuale condanna corale all’Onu sarebbe chiarissimo. In più il Consiglio Nazionale Siriano, principale gruppo dell’opposizione siriana in esilio, ha chiesto una riunione d’emergenza al Consiglio di Sicurezza dell’Onu per affrontare il dramma di Aleppo, dove si teme che il regime stia preparando “un massacro” di civili. 

A proposito delle manovre interne all’opposizione, che sta cercando di formare un governo di transizione, Sayda ha detto che un possibile leader dovrebbe essere una persona che ha partecipato all’insurrezione dall’inizio. Un modo indiretto per escludere l’ex generale Manaf Tlas, che sembra godere dell’appoggio della Turchia e dell’Arabia Saudita come candidato forte per un governo post-Assad, che possa evitare lo sfaldamento dello stato siriano e raccogliere la lealtà delle forze armate ancora legate al presidente.

Meno importante dal punto di vista politico, ma senz’altro rilevante per l’immagine del governo è la defezione di Ola Abbas, una delle anchorwomen della tv di stato siriana, che ha lasciato il suo posto. In un breve comunicato trasmesso da al-Arabiya, Abbas ha accusato il governo di Assad di “voler risvegliare il mostro del settarismo” con l’obiettivo di “riprodurre i metodi e i meccanismi della sua tirannia”.

di Joseph Zarlingo