Orgoglio, soddisfazione, stupore. Il day after a Londra è all’insegna di questi sentimenti, perché la cerimonia di inaugurazione dei XXX Giochi Olimpici ha dimostrato al mondo che l’Europa sarà anche in crisi, ora Londra è ancora Londra, centro del mondo e capitale mondiale dell’immaginario pop.

E il successo dell’evento curato dal regista Danny Boyle è riuscito anche a scaldare gli animi di quei sudditi di Sua Maestà che erano rimasti tiepidi nei confronti dei Giochi e, anzi, li avvertivano come un fastidio, un disturbo alla loro quotidianità.
Nonostante il cuore olimpico di Londra sia a Stratford, è in centro che si sente di più il melting pot a cinque cerchi: passeggiare per le strade di Soho è, se possibile, ancora più emozionante del solito. Il cosmopolitismo è di casa, da queste parti, ma oggi si avverte una volta di più che non c’è città al mondo che ha saputo accogliere e far convivere gente così diversa, lingue e culture così distanti, ottenendo un multiculturalismo che qui, per le strade di W1 (il centro della città), non sembra affatto così fallimentare.

Ma eventi, turismo e cultura a parte, c’è qualcuno che pensa allo sport? I londinesi preferiscono soffermasi sull’impatto socio-culturale dell’evento. Molti, anzi, ironizzano sugli sport “bizzarri” che affollano il programma. Londra, come suo costume, vive il lato pop della faccenda proprio perché, come ha dimostrato impeccabilmente la cerimonia di ieri, è la capitale mondiale dell’immaginario, della musica, dell’ironia. E gli inglesi non sembrano nemmeno così stupiti dalla Regina nei panni di una bondgirl. Per loro l’ironia è naturale come respirare, bere, mangiare.

Lo stupore, semmai, è legato alla capacità di Boyle di condensare in tre ore secoli e secoli di egemonia culturale e musicale. Gli inglesi sapevano anche prima di ieri sera di essere il centro del mondo. E a chi prova a sottolineare la gran figura fatta sotto gli occhi del pianeta, loro replicano con la solita flemma: “Abbiamo solo ricordato ad americani, cinesi e indiani che è partito tutto da qui. E a voi italiani che nel ventunesimo secolo non basta il Colosseo o qualche grande opera d’arte per essere al top”. Qualcuno riesce a rispondere a tono? Io, lo confesso, non ci sono riuscito.