Il nome che non ti aspetti. La prima grande finale di questi Giochi 2012 si apre con un sorpresa clamorosa: niente Cavendish, non pervenuto. Il nuovo campione olimpico di ciclismo su strada nella prova in linea è Alexandre Vinokourov. Alle sue spalle il colombiano Rigoberto Uran, bronzo per l’olandese Kristoof. E soprattutto è stata una corsa bellissima. Contro ogni pronostico: contro la strapotenza del dream team britannico, che avrebbe dovuto dominare la gara forte e portare Cannonbale allo sprint; contro un percorso piatto che sulla carta aveva solo un arrivo in volata come conclusione verosimile. E invece aveva ragione il nostro Nibali. Che alla vigilia aveva dichiarato: “Mica detto che si arrivi allo sprint”.

Sembrava una boutade un po’ da spacconi, ma gli azzurri sono stati di parola. Già. Se non ha vinto Cavendish e le Olimpiadi di Londra verranno ricordate a lungo per la loro spettacolarità il merito è soprattutto dei ragazzi di Paolo Bettini. I nostri hanno fatto i diavoli a quattro per tutti i 250 chilometri di gara, pur di non consegnare alla Gran Bretagna una comoda medaglia d’oro. Ci ha provato prima Pinotti da lontanissimo, poi Nibali e Paolini da lontano. Ogni strappo, ogni passaggio sulla Box Hill (l’unica salita del percorso degna di tal nome, seppure) è stata occasione per inventare qualcosa. Proprio Nibali ha promosso l’azione decisiva, portando col suo attacco alla formazione di un drappello numeroso e d’alta qualità (oltre venti ciclisti, tra cui Cancellara, Gilbert, Valverde) per essere ripreso dal gruppone. È la dura legge dei Giochi: in qualsiasi altra corsa l’inseguimento sarebbe riuscito; alle Olimpiadi, invece, dove ogni squadra può schierare un massimo di soli cinque atleti, è difficile tenere chiusa la corsa. E se si gioca tutti contro uno è più facile che vincano gli altri. Così l’Italia ha centrato il suo obiettivo, anche se purtroppo solo parzialmente.

Non si è arrivati in volata, ma nel gruppo degli attaccanti alla fine ha prevalso Vinokourov, già argento olimpico dodici anni fa a Sidney. Un campione vero, con qualche trascorso di doping. Oggi la sua grande carriera può chiudersi degnamente. Chi piange, invece, è la Gran Bretagna. Ammutolite le migliaia di persone sopraggiunte sul percorso con altrettante bandierine al seguito. E Victoria Park – gremito all’inverosimile per assistere alla gesta di Cannonbale – è sfollato lentamente, e mestamente, non appena si è capito che per il Mark nazionale non ci sarebbe stato nulla da fare. Ma anche per i Britons non c’è ragione di disperarsi troppo: fra cinque giorni si torna in sella per la prova a cronometro. Bradley Wiggins, eroe in patria dopo la recente vittoria al Tour, è il favorito d’obbligo, ancor più dopo la brutta caduta di oggi di Cancellara. Se Wiggo riuscirà ad aggiudicarsi la sua settima medaglia olimpica (la quarta d’oro, le altre le ha vinte da pistard) entrerà nella storia, e tutta Londra impazzirà di gioia. Appuntamento a mercoledì allora, la festa forse è solo rimandata.