Donne alla ricerca di un figlio
Ciao Nina, sono Claudia. Ho letto la tua risposta a Elisa di Como. Anche io, come lei, vorrei avere un bambino. Solo che la mia metà si chiama Stefania. Siamo una coppia da 8 anni e stiamo cercando di capire come e dove realizzare il nostro sogno. Io ho 30 anni, Stefania 38 e, sia per questo che per altri motivi per lo più di salute, abbiamo deciso che sarò io a tentare di rimanere incinta. Ho visto che tu hai intervistato coppie di donne che hanno avuto figli: puoi”indirizzarci” in qualche modo o metterci in contatto con loro? Grazie.

Cara Claudia, immagino che tu ti sia già rivolta a un ginecologo e che abbia già iniziato un percorso di “preparazione”. In ogni caso cercherò di aiutarti anche io, come posso, raccontandoti l’esperienza di due mie amiche, Monia e Cristina: lesbiche e mamme, rispettivamente di Anna e Giacomo. Qualche anno fa ho avuto la fortuna di raccontare, tra le altre, le loro storie nei Viaggi di Nina. Ormai le donne lesbiche o single, senza particolari problemi di fertilità, hanno di fronte diverse strade per realizzare il loro desiderio di maternità, all’estero e non. Anche Monia e Cristina, nella loro “ricerca del semino” hanno seguito percorsi differenti. Monia è stata “scolastica”: si è rivolta ad una clinica spagnola, di Barcellona (la EUgin, ma ce ne sono altre come la Ivi di Valencia) che pratica l’eterologa a coppie eterosessuali e omosessuali… Funziona così: l’aspirante mamma manda la sua richiesta via mail, la clinica risponde illustrando il protocollo, che prevede come prima cosa analisi e controlli da fare in Italia e poi fissano un primo appuntamento per una “conoscenza” clinica e umana. (Monia dice che uno dei suoi ricordi più belli è legato a questo primo incontro durante il quale i medici e i consulenti non hanno “esaminato” e coinvolto solo lei, ovvero la futura mamma biologica, ma anche la sua compagna: insomma le hanno trattate come una qualsiasi coppia genitoriale). Dopo questo incontro i medici suggeriscono, se è il caso, di seguire una prassi farmacologica ormonale. Dall’inizio del ciclo successivo la paziente è sotto “osservazione”: sempre a distanza le chiedono di fare, ad esempio, monitoraggi follicolari ogni due giorni e analisi del sangue settimanali. Pochi giorni prima della presunta ovulazione invitano la futura mamma a raggiungere la clinica: una volta lì, procedono con la fecondazione “semplice” (attraverso un catetere inserito nel canale cervicale) o in vitro, a seconda dei casi. Monia è stata fortunata ed è rimasta incinta al primo tentativo di inseminazione. Non solo: i dottori hanno anche consentito alla sua compagna di “eseguire” l’inseminazione attraverso il catetere! Questo percorso ha costi piuttosto elevati: solo il trattamento in clinica prevede circa1500 euro a cui vanno aggiunte le spese per i controlli pre-inseminazione e quelle per i due, o più, viaggi e soggiorni.

Cristina invece ha optato per l’autoinseminazione indipendente e “casalinga”, seguendo il metodo della studiosa inglese Lisa Saffron (puoi documentarti: la Saffron ha scritto diversi libri sull’argomento basandosi sulla sua esperienza, il più famoso dei quali è Getting pregnant our own way. Ti consiglio, qualunque sarà la tua scelta, di leggerli per conoscere i tanti aspetti di questo percorso, difficoltà e dubbi compresi e per affrontare non solo il prima ma anche il “dopo”…). Cristina ha sparso la voce tra i suoi conoscenti e alla fine il compagno di una sua cara amica si è offerto come donatore. Dopo qualche mese e dopo analisi approfondite per lei, ma anche per lui-soprattutto per fugare ogni dubbio circa la presenza di incompatibilita’ o di possibili malattie- al secondo tentativo di “autoiniezione”, il seme del papà biologico di Giacomo si è fatto strada e Cristina è rimasta incinta nella sua casa di Milano. Cristina è stata la prima a illuminarmi sull’auto-inseminazione e molte coppie che conosco hanno seguito le sue orme (anche perché in Italia è illegale la fecondazione “medicalmente assistita” di seme donato, ma la legge 40 del 2004 non vieta esplicitamente la possibilità da parte di singoli cittadini e quindi delle donne di ricevere privatamente del seme e di fare l’auto-inseminazione domestica). Comunque le possibili strade da percorrere sono moltissime, alcune “facili”, altre”estreme”, altre ai confini della legalità (la legislazione cambia a seconda dei paesi) . Ormai all’estero, le banche del seme sono anche on line. La Banca del seme Europea di Copenaghen, ad esempio, per circa 700-800 euro “spedisce” il seme congelato di donatori selezionati, direttamente nel paese delle potenziali mamme, lesbiche e non. La consegna viene fatta in qualsiasi parte del mondo dentro a dei contenitori a secco “PRINCIPALMENTE” presso cliniche specializzate o studi medici indicati dall’acquirente, dove poi si procede all’inseminazione. Ovviamente, ripeto, in Italia questo come qualsiasi altro procedimento di fecondazione eterologa (così come la commercializzazione del seme) è vietato e la legge punisce i medici che la praticano: il risultato però è che una banca del seme on line, non avendo confini, potrebbe essere facilmente raggiunta da chiunque, anche da una donna italiana. Quella donna però si troverebbe costretta a provvedere all’auto-inseminazione con strumenti domestici tutt’altro che ottimali, ai fini del risultato, in presenza di seme congelato. In conclusione, Claudia, credo che ogni donna, ogni coppia lesbica o etero che sia, dovrebbe avere il diritto di trovare il proprio percorso, facendosi sempre guidare e consigliare da professionisti e non essere costretta a escamotages quantomeno fantasiosi… In bocca al lupo a te e a Stefania: spero che la “famiglia arcobaleno” si allarghi sempre di più, anche grazie a voi.

Matrimonio e perdita del desiderio
Ciao Nina, ti seguo dai tempi della tua trasmissioni di “Viaggi” e sono contento di averti ritrovato quasi per caso sul Fatto Quotidiano. Ritengo che il tuo pregio maggiore consista nel riuscire ad “entrare” nelle storie per raccontarle dal di dentro, riuscendo, comunque, a mantenere un’ imparzialità: chi ascolta il racconto sente che non sei una che ‘trincia giudizi’ o che li manifesta nella tessitura narrativa per immagini. Esauriti i (sentiti e doverosi) complimenti di rito ecco la domanda: come mai fior di fidanzate appassionate e inclini a focosi amplessi, a pochi anni/mesi dal matrimonio/convivenza, si trasformano in ECS (elettrodomestici casalinghi semoventi) tali da farci sibilare che quel giorno era meglio se andavamo da Euronics/Trony/Expert/Etc. (ognuno ci metta quello che preferisce)? Spero in un bel reportage che sveli l’arcano mistero! Nel frattempo buon lavoro… 

Caro Ride, grazie per i complimenti (che fanno sempre bene) e anche per avermi fatto ridere. Detto questo: come ti capisco! O meglio, ti capisco ma perché io, noi, quasi tutte noi – salvo poche “elette” – ci facciamo la stessa domanda quando ci ritroviamo con una versione tutta italiana di Homer Simpson sul divano dove, solo pochi mesi/anni prima, venivano scaraventate, prese, rigirate come dei calzini dalla nostra personale maschia incarnazione della frase “Italians do it better”! Ah se quelle stesse mura che ora ascoltano i vostri silenzi compiaciuti – e anche qualche rigurgito gastrointestinale – mentre guardate la partita o il giro d’Italia o Fazio e Saviano potessero ricordarvi di quando ci sentivano urlare di piacere… :) Caro Ride, io non ce l’ho la soluzione. Non so se, come mi hanno detto molti sessuologi che ho avuto il piacere di avere al mio fianco in Sex education show, un buon inizio possa essere parlarsi sinceramente e senza timore di ferire l’altro. Ai primi segni di noia e senza pensare “Vabbé è un momento, oggi è stanca…domani andrà meglio”. Non so se “riscoprire l’altro e riscoprirsi come amante”, inventare dei giochi di coppia per vincere l’abitudine e la noia, portarla/o a pomiciare di notte sul Gianicolo (o dove ti pare…è che io abito sotto al Gianicolo!), sussurrarle quanto la desideri anche mentre state comprando i surgelati – perché tu ancora desideri la tua “lavastoviglie” no? Altrimenti stiamo parlando del nulla! – possa funzionare. Credo che il calo del desiderio sia fisiologico, ma credo anche che prima di portarci a un punto di non ritorno ci lanci dei grossi segnali. Credo che alcuni uomini siano molto bravi ad abituarsi alla femmina prescelta e che molte delle femmine prescelte siano bravissime a raccontarsela e a riempirsi la vita con surrogati vari. Credo che uno le dovrebbe provare tutte e, oltre ad affidarsi ai consigli appassionati degli amici reali e virtuali, dovrebbe rivolgersi a dei terapisti, a degli esperti di problemi di coppia. Credo anche, però, che in un mondo ideale, prima di arrivare ad essere fratello e sorella o, peggio, coinquilini che fanno i turni per il bagno, bisognerebbe avere la forza di lasciare andare quella persona che amiamo o per cui proviamo un grande affetto, ma che non ci desidera o che non desideriamo più. Per poi poterla magari ritrovare, anche dopo mesi, se non anni, dopo un bell’esamone di coscienza. Una non si trasforma in una lavastoviglie per inclinazione naturale e soprattutto non solo per colpa sua, se di colpa si tratta. Ti abbraccio