Succede così, quasi per caso. Un giorno ti svegli e scopri che le lasagne verdi di tua madre non sono più il sogno proibito degli internauti. Scopri che la crostata della nonna, un po’ secca ma sincera, per il popolo della Rete vale meno di un burrito. E così, tronfio del tuo patriottismo gastronomico, ti chiedi cos’è successo anche se in cuor tuo – lo sai – è già troppo tardi. Que viva el Mexico, allora! La cucina messicana, secondo #Food140 (blogger academy dedicata alla cucina) è la più ricercata sul web a livello mondiale. In pratica, secondo lo studio (in basso il grafico) tra le keywords più cercate nell’ambito delle ricette online, il cibo messicano (“mexican food”) è di gran lunga il più googlato al mondo, mentre il cibo italiano (“italian food”) è al secondo posto. 
 

 Una medaglia d’argento per le ricerche sulla nostra cucina che non pieno rende merito al primo posto messicano: infatti, le ricerche sul web per tapas, burritos e pietanze centroamericane sono quasi il doppio rispetto a quelle effettuate per le leccornie culinarie del Bel Paese. Seguono poi a breve distanza le ricerche sul cibo giapponese e quelle sul cibo francese: a una distanza più consistente chiude la classifica il cibo cinese. Possiamo consolarci con il primato europeo – a scapito tra l’altro delle indigeste crepes e del viscido Camembert – e con la considerazione che sono gli australiani il popolo che più al mondo digita su Google “italian food”, seguito da quello degli Stati Uniti e di Singapore: segno di un’indiscussa universalità della nostra cucina. Ma il problema resta: burrito batte spaghetti 2 a 0, considerando la proporzione. Perché?

Abbiamo provato a chiederlo a chi conosce professionalmente le due culture gastronomiche. Maurizio Mantovanesi è uno dei soci italiani di “Rey Sol”di Concamarise (Verona), il primo ristorante messicano in Italia, almeno per anzianità, che si diletta anche nella preparazione della classica pizza nostrana. «Quando il mio socio ha aperto, ormai nel lontano 1987, eravamo i primi e quindi ai nostri avventori la cucina messicana sembrava realmente esotica», racconta Mantovanesi. «Tacos, parilladas,faijtas: il cibo messicano è colorato, gustoso, ricco di sapori della terra e in ogni caso molto meno piccante dello stereotipo che si è ormai affermato». Ma quindi perché le pietanze centroamericane hanno battuto, in termini di interesse degli internauti, quelle italiane? «Per il fatto che la gente gira più di prima, viaggia e conosce il mondo: così, quando torna a casa, vuole provare cibi etnici. Tra tutte, probabilmente le ricette messicane sono le più semplici da preparare e gli ingredienti sono altrettanto facili da reperire». Una giustificazione che forse salva la bandiera: preparare un brasato di qualità è più complesso che approntare un burrito. Per non parlare delle lasagne di mamma. Ma per rendere giustizia alla cucina messicana, bisogna anche considerare che molti ingredienti applicati sono diventati patrimonio della nostra gastronomia solo dopo la scoperta dell’America: elementi come i pomodori, il peperoncino, il tacchino, la vaniglia, il cacao e il mais. Per questo, almeno in via ipotetica, si può pensare che forse alcune pietanze che contengano questi ingredienti siano più gustose delle nostre, vista l’esperienza nel loro trattamento. D’altra parte c’è poco da fare, specie allo schiudersi dei giochi olimpici di Londra: una medaglia d’argento mette sempre un po’ d’invidia. (Immagine di Miky Aresa)

di Gianluca Schinaia