”Si può andare a votare anche con questa legge elettorale, ma sarebbe una iattura: sarebbe molto difficile chiedere consenso dopo aver certificato la mancanza di volontà nel risolvere una questione che tutti ritengono importante per dare alla politica maggiore legittimazione”. E’ la riflessione del presidente della Camera Gianfranco Fini. ”Va valutato, se non si riuscirà a dar vita a una nuova legge elettorale, che il discredito che si riverserà sulla politica sarà talmente forte da determinare conseguenze quando si apriranno le urne”. Per Fini, non esiste un “nesso tra la riforma della legge elettorale e la fine della legislatura, ma c’è una opportunità politica forte e il dovere istituzionale di terminare la legislatura dopo aver dato vita a una nuova legge elettorale che almeno in un punto dovrebbe incontrare il consenso di tutti: restituire all’elettore la possibilità di scegliere non solo il partito e la coalizione ma il proprio rappresentante”. 

”Mi auguro che, in una fase in cui ognuno pianta la sua bandierina, se si vuol dar vita ad una legge elettorale condivisa, la parola compromesso in politica non mi risulta essere parola di offesa ed è l’unico modo per arrivare ad accordo. La parola compromesso in politica non mi risulta un’offesa ma un modo per arrivare ad accordi tra posizioni differenti. Se dipendesse da me, io non avrei dubbi sui collegi uninominali, ma rassicuro che non dipende da me. La questione non è tanto bipolarismo sì o no ma –  sostiene il leader di Fli – garantire un bipolarismo dell’alternanza su basi diverse da quelle conosciute negli ultimi anni, nei quali moltissimo divideva, pochissimo univa”. Non tutto, aggiunge, dipende dalla legge elettorale e “una legge elettorale perfetta non esiste” ma “dal 1994 non c’è stato un momento in cui le forze contrapposte hanno avuto la capacità di individuare punti di fondo. Non si tratta di inciuci ma di tentativi di accordi su regole che potevano essere fatti unicamente solo tra schieramenti diversi”.