Regioni, province e comuni hanno conosciuto un calo degli investimenti statali del 20 per cento, nel biennio 2010-2011, mentre secondo i dati della Corte dei Conti,  le amministrazioni centrali sono “meno colpite dagli effetti di contenimento”. Le amministrazioni locali quindi sono“molto esposte a vincoli e restrizioni”secondo il presidente della Corte Luigi Giampaolino che è intervenuto alla Camera durante un’audizione della commissione Bilancio. 

Nello stesso periodo c’è stata una“significativa” riduzione della spesa pubblica totale (al netto degli interessi) pari al 5,5 per cento, contro il -1 per cento conseguito dal totale della pubblica amministrazione. Giampaolino ha parlato di, “uno sforzo di contenimento superiore al previsto”, anche se caratterizzato, nella sua composizione interna, da una riduzione di meno del 3 per cento delle spese correnti e “una caduta delle spese in conto capitale (investimenti a fini produttivi) che, nel biennio, ha superato il 26 per cento”. Nel 2011 gli investimenti fissi lordi hanno segnato un aumento del 12,3 per cento che, spiega la magistratura contabile, hanno consentito solo in parte di recuperare la netta flessione del 2010 (-18,6%).

L’ammontare delle passività residue (gli impegni di spesa assunti entro il 31 dicembre, per i quali non si è concluso il procedimento di erogazione) nel 2011 ha toccato i 95 miliardi, ben il 10 per cento rispetto al 2010, un dato “rilevante”, in parte sintomo di una “gestione non sempre efficiente”, secondo la giustizia contabile. Il “rilevante” stock di passività, secondo il presidente, “è riconducibile non solo a fisiologici ritardi dell’azione amministrativa, determinati da obiettive difficoltà dei provvedimenti di spesa, ma anche a una non adeguata programmazione, cui non corrisponde una effettiva gestione della spesa”. A questi fattori, secondo la Corte dei conti, si aggiunge il fenomeno di “atti di impegno non sempre sostenuti da obbligazioni giuridicamente perfezionate”.