C’è un mostro che si nasconde sotto il letto di Clara, nell’appartamento borghese di uno stabile di Barcellona. Si chiama César e non ha l’aspetto tipico del babau, ma i lineamenti della persona qualunque e l’efficienza dell’uomo di fiducia, pronto apparentemente a far quadrare ogni cosa per sabotare, in verità, l’equilibrio degli inquilini per cui lavora. Non avendo una ragione di vita, desidera toglierla anche agli altri, in modo speciale a quella giovane donna così solare da suscitargli disgusto. Fa il portiere di giorno, ma gli si addice di più l’oscurità, una tetra Notte della mente consegnata allo spettatore attraverso vibrazioni ambigue, cinismo ghignante e tensioni calate in uno schema di invidiabile sobrietà e ovattato realismo. Con Bed Time – da domani nelle sale –, Jaume Balagueró firma il suo film più sottile e forse maturo, un thriller ambizioso, ma a suo modo risolto, sull’opportunità di scegliere tra bene e male, tra felicità e infelicità, salvezza e dannazione. 
 
A suo agio negli spazi chiusi, salvo poche eccezioni la macchina da presa rimane stipata tra le mura del condominio, il regista spagnolo costruisce un lavoro più inquietante che spaventoso, partendo da una paura largamente condivisa com’è quella dell’invasione della sfera privata durante il sonno per avviare una precisa progressione drammaturgica grazie alla sceneggiatura di Alberto Marini, autore anche dell’omonimo romanzo edito da Mondadori. Sarebbe un peccato se gli entusiasti dei titoli più ad effetto del cineasta, il franchise di [REC] o Nameless – Entità nascosta, sottovalutassero questo nuovo avvio creativo, legato a doppio filo al meglio di una produzione negli anni sempre più coerente. Ma il rischio c’è, perché si tratta di una storia fastidiosa, a tratti respingente.
Davvero azzeccata la scelta di Luis Tosar (già in Cella 211 di Daniel Monzón), vibrante protagonista che, sotto alla mancanza di sentimenti positivi, nasconde nel suo personaggio una disperazione senza appello: Portiere della Notte intesa come buio dell’anima, César è un essere letale pregno di echi letterari, in grado di instillare il dubbio mostruoso che possa entrare nella nostra vita da un momento all’altro.