Stavo rileggendo Primo Levi. In una lettera che scrisse al traduttore tedesco di Se questo è un Uomo, Levi confessa : “non ho mai nutrito odio nei riguardi del popolo tedesco e se lo avessi nutrito ne sarei guarito ora, dopo aver conosciuto Lei. Non comprendo, non sopporto che si giudichi un uomo non per quello che è ma per il gruppo a cui gli accade di appartenere… Ma non posso dire di capire i tedeschi: ora, qualcosa che non si può capire costituisce un vuoto doloroso, una puntura, uno stimolo permanente che chiede di essere soddisfattto.

Ripensavo, in questo nuovo anniversario e all’indomani delle due opposte sentenze della Cassazione a quanto è avvenuto al G8 di Genova undici anni fa. Ripenso a quella notte fuori e dentro la scuola Diaz, ai racconti dei nostri giovani clienti sulle torture di Bolzaneto, alle espulsioni frettolose e illegittime di decine di manifestanti stranieri ancora sanguinanti sottratti agli sguardi di giornalisti e consoli.

Penso al medico che a Bolzaneto nell’assoluta impunità ha inferto indicibili sofferenze e umiliazioni ai ragazzi ed alle ragazze che avrebbe dovuto proteggere e curare.

Ripenso ad altre espulsioni con individui legati e la bocca serrata da un nastro adesivo condotti a forza su aerei di linea nell’indifferenza di quasi tutti (ma non del fotografo che invierà la vergognosa immagine ai giornali).

Penso ai respingimenti di ieri verso la Libia che tante vite sono costate e a quelli giornalieri, ma più segreti, dai porti dell’Adriatico verso la Grecia, di migranti spesso minorenni in fuga dall’Afghanistan dove il Governo greco probabilmente li rispedirà condannandoli a torture e morte.

Penso ai migranti lasciati morire di fame e sete e freddo dai nostri natanti.

Penso alle celle di sicurezza della questura, terre di nessuno sporche, anguste e buie.

Penso ai racconti dell’orrore dei detenuti in carcere e dei prigionieri dei Cie. Rivedo i loro segni sul corpo e la loro incredula sofferenza.

E vorrei capire.

Vorrei capire come sia possibile che persone che rappresentano lo Stato possano diventare picchiatori, assassini, torturatori o nella migliore (?) delle ipotesi ciechi, sordi, muti, vili esecutori di ordini abominevoli ed illegittimi.

Voglio capire perché ancora oggi alcuni poliziotti protestano e si indignano contro le condanne in Cassazione nei confronti dei loro colleghi “macellai messicani” (condanne che non comportano per nessuno di loro neppure un giorno di carcere) e perché l’ex capo della Polizia si sente ugualmente vicino alle vittime ed ai carnefici.

Vorrei capire dove guardano tutti quelli che vedono commettere non solo orribili ingiustizie ma veri e propri reati (ma quand’è che finalmente introdurremo il reato di tortura nel nostro codice penale?) e si voltano ottusi e vigliacchi sempre dall’altra parte.

Non sopporto neanch’io, come Levi, che le persone possano essere giudicate per la divisa che portano o per il gruppo di appartenenza. Conosco e stimo molti degli uomini e delle donne che sotto quelle divise svolgono egregiamente il loro dovere di “tutori”. Ma se ancora è possibile essere picchiati, imbavagliati, torturati, a volte persino uccisi o lasciati morire da persone che quelle divise infangano senza che gli altri vogliano fare giustizia allora quelle persone ci sembrano tutte appartenere ad uno stesso gruppo.

E credo che per capire si abbia bisogno che tutti quelli che la divisa l’onorano smettano di tacere, si tirino fuori dal gruppo si uniscano alle nostre richieste di giustizia.

Un giudice che stimo molto, giorni fa, mi parlava della gerarchia delle responsabilità. I “responsabili”, mi spiegava, molto spesso non sono (solo) quelli che prendono decisioni ma chi, stando in fondo alla scala gerarchica, ha diretto contatto con la realtà e le persone e decide se e come attuare quelle decisioni.

Responsabili non sono solo i parlamentari che hanno votato il reato di clandestinità o i patti scellerati con la Libia, i sindaci e gli assessori sceriffi che firmano ordinanze contro i lavavetri o i mendicanti e che per dirla come Beccaria “permettono che in alcuni eventi l’uomo cessi di essere persona e diventi cosa”, i ministri che proclamano la tolleranza zero, ordinano di sparare a immigrati o manifestanti, impartiscono comandi immondi e occulti nelle caserme.. Ma responsabili sono anche e più direttamente quelli che attaccano il nastro adesivo su bocche imploranti, che strappano piercing, che scuotono corpi con i manganelli e anime con insulti, che firmano verbali falsi, occultano prove e ignorano richieste d’aiuto in mezzo al mare o sulla banchina di un porto e tutti quelli che, accanto a costoro, si voltano dall’altra parte.

Fino a quando tutti questi e molti altri non si allontaneranno scandalizzati dal gruppo dei responsabili di nefandezze ed illegalità e fino a quando sceglieranno vigliaccamente di obbedire, ciechi, sordi e muti ad ordini ingiusti e illegittimi anziché a leggi, convenzioni o precetti costituzionali indiscutibilmente “giusti” e “superiori” rispetto a ordini e ordinanze inique, noi non potremmo capire. E il non capire ci tormenterà, come una tortura.