La prima conseguenza per la morte del piccolo Marcus all’ospedale San Giovanni di Roma è arrivata. E’ stato revocato l’incarico al primario del reparto di Neonatologia Caterina De Carolis, che in ferie quando al neonato filippino, il 29 giugno scorso, è stato iniettata in vena latte al posto di una soluzione fisiologica. A dare l’annuncio è la stessa direzione generale della struttura sanitaria. Nella serata di ieri si è tenuta una riunione della direzione del San Giovanni, che ha avuto come ordine del giorno proprio le misure da prendere nei confronti dei medici e degli infermieri coinvolti nel caso. Al posto della De Carolis andrà Giannantonio Cerqua, direttore del Dipartimento emergenza e accettazione dello stesso ospedale, “con il precipuo compito di riorganizzare sotto il profilo logistico gestionale le attività dell’Unità operativa complessa”, si legge nella nota del San Giovanni. Gli ispettori del ministero della Salute hanno redatto una relazione disastrosa su quanto accaduto evidenziando “lacune, carenze, volontà di nascondere quanto avvenuto”, senza dimenticare l’inadeguatezza delle incubatrici e una pessima gestione del reparto. 

Sulla vicenda la procura di Roma ha aperto una inchiesta in cui sono indagati tutti coloro che erano in servizio al momento della morte del bimbo. In totale dovranno rispondere alle domande degli inquirenti 20 camici bianchi, di cui sette medici e tredici infermieri. A coordinare le indagini è il procuratore aggiunto Leonardo Frisani, il quale ha disposto che venga fatta anche una seconda autopsia sul bambino allo scopo di garantire ai nuovi iscritti nel registro degli indagati di nominare un loro difensore ed eventuali consulenti.

La procura di Roma vuole anche approfondire i motivi per i quali la comunicazione del decesso all’autorità giudiziaria è stata fatta solo il 3 luglio con l’informativa della direzione sanitaria nel quale era indicata, come causa, l’errore di somministrazione del latte. Un vuoto che comincia la notte tra il 29 ed il 30 giugno (il neonato è morto alle 4), e dura fino al 3 luglio. Il sospetto degli inquirenti è che all’interno dell’ospedale si volesse mantenere il segreto su quanto accaduto. Qualcuno, dal nosocomio, ha fatto notare che la mancata diffusione della notizia sia dipesa proprio dal fatto che non era stata ancora informata, poichè all’estero, la responsabile del reparto rimossa.