E’ ancora in fase di montaggio Bella addormentata, il film che il piacentino Marco Bellocchio ha girato prendendo ispirazione del caso di Eluana Englaro, e che sarà ufficialmente in concorso alla Mostra del cinema di Venezia del nuovo direttore Alberto Barbera.

L’attesa e’ molto alta, come accade sempre per il regista Leone d’oro alla carriera un anno fa, ma questa volta in modo particolare, viste le polemiche che hanno accompagnato il film, scritto da Veronica Raimo e Stefano Rulli, sin dalla preparazione. Il fine vita, l’eutanasia, la dolorosa vicenda della Englaro, che pure non si vedra’ mai se non evocata nel nome e negli spezzoni originali dei tg, fanno da sfondo al nuovo film del più sperimentale e importante regista italiano del dopoguerra ancora in attività. 

Il film, prodotto da Cattleya e distribuito da 01, dopo la presentazione al concorso di Venezia, uscirà nelle sale il 6 settembre. Protagonisti: Isabelle Huppert, Maya Sansa, Toni Servillo e Michele Riondino. La Huppert interpreterà il personaggio di fantasia chiamata la Divina Madre, una grande attrice che dopo un gravissimo incidente, che ha causato il coma della figlia, ha smesso di recitare e si è chiusa in attesa di un miracolo, disinteressandosi al resto della famiglia, il marito e un figlio. Altro personaggio, e altra storia, che s’intreccia nella nuova pellicola di Bellocchio è quello di Toni Servillo, un senatore del Pdl, tal Ubaldo Beffardi, che affronta una crisi di coscienza in Parlamento dove si sta votando il provvedimento Sacconi e l’uomo non sa se allinearsi al volere del suo partito o disubbidire e votare secondo coscienza. Intanto sua figlia Maria (Alba Rohrwacher) è un’attivista del movimento per la vita e sta partecipando alle manifestazioni davanti alla clinica che ospita Eluana Englaro. Qui la ragazza incontrerà Robert, un laico che manifesta per la libertà di scelta,e tra i due nascerà un forte sentimento d’amore.

Bella addormentata era salito agli onori della cronaca perchè il tema affrontato aveva portato la Regione Friuli Venezia Giulia a cancellare i finanziamenti previsti per i film girato su quel territorio dichiarando che non volevano promuovere una cultura di morte. Bellocchio aveva reagito con amarezza: “il mio film non ha una tesi, non offre risposte, rispecchia e rispetta i diversi stati d’animo nell’opinione pubblica. La vicenda Englaro è solo lo sfondo di un momento della realtà italiana”.