La scorsa settimana il massacro di Denver ha riempito i giornali di tutto il mondo e, da quel momento in poi, i vari colonnisti non hanno resistito alla tentazione di versare fiumi di inchiostro sulle ragioni alla base del folle gesto. C’è  chi parla di squilibri mentali dell’assassino, chi di emulazione dando la colpa al contenuto dei film di Batman, qualcuno se la prende con l’eccessiva facilità con cui negli USA si possono comprare armi e munizioni, altri parlano di una diffusa cultura della violenza che permea tutta la società, dai film ai videogames. Di chiunque siano le responsabilità indirette del gesto, James Holmes ha lasciato a terra 12 persone esanimi.

Dodici persone, come quelle che hanno lasciato la propria vita in sella ad una bicicletta nel corso degli ultimi 10 giorni in Italia. Per l’esattezza:

12 luglioGiorgia Graziano, 13 anni, Padova

13 luglioValerio Zeffin, 18 anni, Como 

14 luglio, Giovanni Fantola, 49 anni, Cagliari

14 luglio Senza Nome – 79 anni, Bologna

16 luglio – Paolo Tomasello, 44 anni, Treviso

17 luglioIsa Veluti, 55 anni, Lodi

18 luglioGianmatteo Gerlando, 28 anni, Torino

18 luglio – Germana Bolsi, 71 anni, Cremona

18 luglio – Orlando Danieli, 78 anni, Treviso

20 luglio- Pasquale Pieraccini, 65 anni, Forlì

20 luglioGiorgio Frigerio, 47 anni, Lecco

21 LuglioAlessandro Orlandini, 52 anni, Modena

La notizia di questa piccola strage non ha fatto il giro del mondo, ne hanno parlato i soliti quotidiani locali, ma nessun prestigioso editorialista si è soffermato a riflettere sui motivi che stanno alla base di questo efferato bagno di sangue.

Trovo che sia un vero peccato, mi sarebbe piaciuto leggere le varie opinioni sul tema e capire se oltre che dei soggetti coinvolti, la colpa di tutto questo sia più da addossare agli amministratori locali che progettano e gestiscono male le nostre strade o, piuttosto, alle gare automobilistiche che mostrano un modo sbagliato di usare le auto. Magari qualcuno avrebbe ipotizzato che qualche responsabilità ce la possano avere anche i geni della pubblicità o che la colpa di tutto è semplicemente del legislatore nazionale che consente limiti di velocità troppo elevati all’interno delle aree urbane. Ci sarebbero poi quelli che necessariamente direbbero che la colpa è solamente dei ciclisti stessi che non conoscono il codice della strada e quelli, invece, che direbbero che è la bicicletta ad essere pericolosa di suo scatenando la reazione di coloro che invece sostengono che ad essere pericolose sono le macchine o, piuttosto, coloro che le conducono in modo distratto/sconsiderato.

In uno scenario di questo tipo, oltre a individuare le rispettive responsabilità, le grandi menti del nostro paese finirebbero anche per suggerire delle soluzioni al problema: introduciamo l’educazione stradale come materia di insegnamento nelle scuole elementari e medie? Lanciamo campagne di sensibilizzazione attraverso la tv? Destiniamo una percentuale delle tasse sulla benzina alla sicurezza stradale? Vietiamo l’uso della bicicletta?

Che bello sarebbe se i nostri opinionisti tuttologi invece di cercare soluzioni per evitare il proliferare di killer dall’altra parte dell’Oceano iniziassero a lanciare qualche idea per contenere questa continua mattanza che si verifica sulle nostre strade: la creazione di un dibattito attorno al problema sarebbe il modo migliore per iniziare a sensibilizzare la società e magari aumentare la consapevolezza di tutti gli utenti della strada, oltre che di politici locali e nazionali che per comodità ogni volta usano la parola “disgrazia”.

In mancanza di grandi penne e firme di prestigio disposte ad affrontare un dibattito, facciamolo tra di noi:

12 morti in 10 giorni, sono un bilancio accettabile? A cosa/chi è imputabile questa situazione? Cosa si può fare per cambiarla?

Ah, a scanso di equivoci, se ho parlato solo di ciclisti è solo perché gli incidenti che coinvolgono i pedoni spesso non si trovano neppure nella cronaca locale.