Primo indagato nella maxi inchiesta sulle fogne condotta dalla Procura di Rimini dall’agosto dell’anno scorso. Si tratta di un lavoratore della ditta incaricata dal Comune di Rimini a pulire dagli ostacoli di sabbia il canale Ausa, uno dei corsi d’acqua che all’altezza del bagno 28 scaricano a mare, su cui da mesi si concentrano le indagini coordinate dal sostituto procuratore Davide Ercolani.

L’operaio dell’azienda in questione, la Eco Demolizioni Srl, alle quattro del mattino dell’8 giugno scorso è stato sorpreso dai militari della sezione navale della Guardia di finanza di Rimini mentre spianava a bordo di uno scavatore le piccole montagne di sabbia al deviatore dell’Ausa, per far defluire in mare l’acqua stagnante ripristinandone il deflusso. In quell’acqua, però, galleggiava un’enorme chiazza di liquami, una vera bomba batteriologica, provocata dal guasto della pompa di ricircolo installata sul posto per depurare l’acqua (indipendentemente dall’apertura a mare degli scarichi fognari) ma ostruita. La chiazza scura non ha raggiunto il mare solo grazie all’intervento dei finanzieri. Così, l’uomo, in concorso con altre tre persone ancora da identificare, deve ora rispondere di tentato danneggiamento aggravato di bene esposto alla pubblica fede, appunto il mare Adriatico.

L’operaio si è giustificato dicendo che era stato il Comune ad ordinargli il lavoro di rimozione della sabbia. Di fronte ai liquami però, hanno fatto presente gli inquirenti, non si sarebbe dovuto continuare nel lavoro di spianatura delle montagnole senza le previste misure di salvaguardia della balneazione, ma aspirare- e non appunto far defluire- le acque nere. La Procura sta cercando di capire se l’uomo abbia agito o meno di sua spontanea iniziativa, se avesse avuto disposizioni a proseguire il lavoro anche di fronte agli sversamenti fognari.

Le analisi sulla pozza, intanto, hanno rivelato concentrazioni a dir poco sballate di batteri: enterococchi in percentuale di 100 mila unità formanti colonia per 100 millilitri (il limite per le acque marine è 200) e escherichia coli, quelli più pericolosi per la salute, pari a 800 mila unità formanti colonia per 100 millilitri (il limite in questo caso è 500). Il blitz notturno delle forze dell’ordine è stato disposto dato che alcuni giorni prima erano arrivate segnalazioni di scarico dei liquami nel tratto finale dell’Ausa.

Per l’amministrazione comunale è intervenuto l’assessore all’Ambiente, Sara Visintin, che in una nota ha ricordato che “tutte le attività che vengono svolte sulle battigia sono regolate dal protocollo per disciplinare le iniziative del Comune di Rimini volte a garantire gli interventi di manutenzione del canale Ausa e delle fosse consortili Sortie e Rio dell’Asse a valle del lungomare e della porzione di battigia interessata dallo scarico delle acque veicolate dalle fosse consortili”. L’obiettivo dichiarato del Comune “era ed è quello di dare una risposta integrata, vagliata e condivisa che consentisse di operare, nel rispetto della legge, per la tutela del nostro mare e della salute dei cittadini”, ha proseguito Visintin rilanciando la necessità di un confronto con la Procura: “Su un tema così complesso e altamente sensibile per il nostro sistema economico la condivisione degli strumenti operativi più che utile è necessaria e obbligatoria”.

Intanto, dopo le piogge del fine settimana a Rimini e dintorni sono stati riaperti sette sfioratori (oltre a uno a Cattolica) con relative limitazioni alla balneazione che, come di consueto in caso di precipitazioni, consentono alle fogne di ‘respirare’ scaricando i liquami in mare. Anche in piena stagione turistica.