«Per tutelare incolumità fisica della mia famiglia e dei miei figli mi è stato consigliato di non scrivere più nulla e di fermarmi qui».

Ecco uno dei tweet più recenti di @marcocc, alias Marco Camisani Calzolari, docente IULM, autore della ricerca che vorrebbe inchiodare Beppe Grillo rivelandone una insospettabile debolezza digitale: metà dei followers del fondatore del Movimento 5 Stelle sarebbe composta da profili falsi. Su circa 600mila account, infatti, quelli incriminati sono il 54,5%: 327.373 followers non sono riconducibili a persone ma a BOT, sono, cioè, profili generati automaticamente.

Invece di limitarsi a fare spallucce, come avrebbe dovuto, Grillo se la prende, minaccia querele e pubblica come sommo atto di accusa una foto che ritrae insieme Camisani Calzolari e l’untore Silvio Berlusconi. Il professore, dal canto suo, rivela di essere stato minacciato dai sostenitori dell’ex comico e arriva, persino, da buon pater familias, a temere per l’incolumità dei figli. La scientificità della ricerca, inoltre, (e questa pare l’unica faccenda seria) viene messa in discussione dall’epistemologo Paolo Bottazzini, autore di Googlecrazia, secondo cui «il numero di followers – scrive su Linkiesta – è un parametro troppo ambiguo per offrire qualche tipo di garanzia sul successo della comunicazione on-line». Appunto.

Si potrebbe aggiungere che il lavoro di Camisani Calzolari non è innovativo. Chiunque frequenti un po’ twitter sa dell’esistenza di profili falsi, tanto più tra i followers di un personaggio noto come Grillo. Ma il punto non è questo. Il problema sembra, invece, risiedere nella ricerca della verità tecnologica.

Il lavoro del professore, infatti, sembra in fondo animato dallo stesso dubbio che ha agitato gli animi dei detrattori da Grande Fratello, dei critici dei reality, ossessionati dalla poca spontaneità dei personaggi coinvolti nei format. Un timore, quello della alterazione della verità, che se in tv riguarda la sincerità di piccoli divi, si trasforma, in Rete, nell’assillo per la autenticità dei profili virtuali. Ma davvero può un algoritmo, come quello individuato da Camisani Calzolari, si chiede, per esempio, Fabio Chiusi, definire l’individuo e descrivere il comportamento umano, distinguendo tra il vero e il falso? Ecco il punto. L’ossessione per una verità misurabile e verificabile, come se fosse una formula matematica di cui è impossibile dubitare, ha segnato la storia della comunicazione: si è solo spostata dal tubo catodico allo spazio virtuale. Il falso, invece, e il verosimile raccontano del tempo presente tanto quanto il vero; svelano dinamiche, relazioni, rapporti umani.  

Grillo non è, quindi, più debole o meno convincente perché la metà dei followers è falsa. Lo è, invece, se cede alle lusinghe di una polemica inutile e superficiale.