Nicole Minetti alza la posta in palio. Aveva già deciso di lasciare il suo seggio in consiglio regionale ben prima delle uscite severe di Daniela Santanchè e Angelino Alfano: troppo forte la pressione mediatica e politica. Aveva già deciso tutto, le sue dimissioni erano attese ad horas, aveva già chiarito tutto ai suoi tre “angeli custodi” (Maria Clotilde Strada, Doriano Riparbelli, Giancarlo Serafini) ma la consigliera riminese eletta in Lombardia non è ancora passata dalle intenzioni ai fatti. Anzi, secondo un retroscena pubblicato oggi dal Secolo XIX, la Minetti avrebbe rilanciato: mi dimetto in cambio di un aiuto economico. L’organizzatrice delle serate di Arcore vorrebbe infatti rilevare un centro benessere di Los Angeles e soprattutto entrare nel mondo della fiction statunitense. Da una parte, racconta il quotidiano genovese, potrebbe avere una strada aperta grazie alla nuova amicizia con Gary Dourdan, che è stato uno dei protagonisti del Csi di Grissom. Ma l’altra dovrebbe essere le conoscenze che certamente il Cavaliere ha messo insieme nei suoi trent’anni da imprenditore televisivo. Così la Minetti è andata in retromarcia. “Colpita dall’affetto dei suoi sostenitori” (così si sarebbe definita) ha deciso di pensarci ancora un po’ su.

Una decisione che appariva precipitosa per dare campo libero all’ennesima ricandidatura di Berlusconi a presidente del Consiglio, la più difficile delle cinque precedenti anche e soprattutto per l’imbarazzante eredità lasciata dai Bunga bunga dei quali, volente o nolente, Nicole è diventata una delle icone. Invece no: il passo indietro dell’ex soubrette romagnola è dovuta alla paura che la giunta di Formigoni possa cadere da un mese all’altro sotto le bordate dell’inchiesta giudiziaria che vede al centro della scena alcuni dei suoi amici più stretti. Da qui la piattaforma da presentare a Berlusconi in cambio delle dimissioni entro l’inizio dell’autunno e la ripresa della stagione politica che porterà alle elezioni politiche. D’altro canto la questione Nicole è sempre stata un affare privato dell’ex presidente del Consiglio: nelle liste elettorali è finita perché voleva il capo, la volontà di dimettersi è stata resa nota solo al capo (e non ad Alfano, creando una notevole commedia degli equivoci all’interno del Pdl, sottolinea il Secolo XIX) e ora, per contro, questo nuovo rallentamento di cui sa solo il capo. Al rovescio nessuno sapeva nel partito quello che la Minetti conosceva benissimo già da tempo: Berlusconi si vuole ricandidare.