Metti l’amico del governatore lombardo, nonché suo convivente, che dalla poltrona di amministratore delegato dell’Istituto nazionale di genetica molecolare (Ingm, costituito dal ministero della Salute e dalla Regione) ha in progetto di ottenere un finanziamento pubblico. Aggiungi il direttore generale della sanità in Regione che in tasca si tiene le chiavi della cassaforte e che, visto il ruolo ricoperto, ha come suo diretto interlocutore il presidente di palazzo Lombardia. Concludi con un bel tesoretto (1 milione di euro) che finisce nelle casse dello stesso Istituto. Eccoli i protagonisti di una storia raccontata nell’ultima informativa messa agli atti dell’inchiesta sui fondi neri (80 milioni) usciti dalla Fondazione Maugeri e finiti in diversi conti esteri. C’è Alberto Perego, Memor Domini di Cl, commercialista, amico di una vita di Roberto Formigoni e dirigente della Ingm. C’è lo stesso governatore e il suo braccio destro, il direttore generale della sanità, Carlo Lucchina (plurindagato per un giro di appalti in diversi ospedali lombardi). E poi ci sono le riflessioni degli investigatori.

SECONDO LORO, infatti, “Perego ha sfruttato i suoi rapporti personali con il presidente Formigoni per indurlo a intervenire su Lucchina e facilitare così l’erogazione di un finanziamento alla Ingm”. Questo, “per quanto emerge dalle attività tecniche”. Il resto è, in conclusione, che pur non rilevando condotte illecite, appare devastante per l’immagine pubblica della Regione, perché svela un sistema di potere giocato sui rapporti personali. Si legge così della “disinvoltura con cui vengono gestiti i fondi pubblici di Regione Lombardia nel campo sanitario, dove chi amministra e controlla è in stretti rapporti di amicizia (vivendo abitualmente anche fianco a fianco), alla faccia del conflitto di interessi, con chi tali fondi li deve utilizzare”. I brogliacci delle intercettazioni scandiscono la cronologia della vicenda. E così, sentendo il telefono di Perego, gli investigatori agganciano la storia di un finanziamento da 3 milioni di euro che la Ingm deve incassare dal ministero della Salute e dalla Regione. Tutto si svolge tra novembre 2011 e aprile 2012. L’ascolto delle telefonate mette gli investigatori davanti a una prima evidenza: da un lato “la corsia preferenziale” che Perego “intrattiene con Lucchina (…), tanto che in una occasione lo invita apertamente a stare dietro alla pratica”. Dall’altro, “Formigoni coinvolto in conseguenza di un intoppo nell’iter di concessione del finanziamento”. Alla fine, l’affare andrà in porto, grazie a questa rete di relazioni nella quale entrano, in modo indiretto, il ministro della Salute Renato Balduzzi e Alessandra Massei, la dirigente della Regione indagata per riciclaggio nell’inchiesta Maugeri.

NEL NOVEMBRE 2011, Perego è al telefono con il responsabile scientifico di Ingm. Il Memor Domini commenta il finanziamento: “È un bel colpo”. Ma riflette che “senza Lucchina sarebbero nei guai”. Quindi confessa come “dalla delibera della Regione” stiano “ottenendo ulteriori vantaggi”. Nel gennaio 2012 qualcosa inizia a non funzionare. Da un lato i fondi ancora non arrivano, dall’altro sono stati ridotti a 1,5 milioni. Il 7 febbraio, Perego si lamenta con Formigoni il quale “risponde che incontrerà il ministro”. I due si risentono l’8 febbraio. Di nuovo il presidente rassicura sul fatto che “la Regione farà più di quello che è possibile e poi vedremo con il ministero”. E ancora: “Ti ho già detto che prendo in considerazione la cosa, per cui non preoccuparti”. La svolta arriva il giorno di San Valentino. I finanziamenti stanno per partire. Si attende solo la stesura della delibera.

QUEL GIORNO Lucchina, al telefono con Perego, utilizza parole esplicite: “Dice”, annotano gli investigatori, “che lui deve ringraziare il suo presidente (…) il quale avrebbe fatto un po’ di casino quando si è recato a Roma”. Il 21 febbraio la giunta regionale delibera un finanziamento di 1 milione di euro a favore dell’Ingm. Conclusa l’operazione, ecco l’ultima appendice della storia sulla destinazione del denaro. Secondo l’annotazione della polizia giudiziaria, infatti, i fondi “sembrerebbero essere investiti in titoli”. La Ingm “è intestataria di rapporti bancari con diversi istituti di credito”: denaro pubblico investito in operazioni private. Eccolo, dunque, il sistema della sanità lombarda. Da sempre fiore all’occhiello di Formigoni.

Da Il Fatto Quotidiano del 20 luglio 2012