Un’ovazione tutta per Giorgia Meloni, che ha minacciato la scissione dal Pdl se la tentazione di Silvio Berlusconi di tornare a Forza Italia dovesse rivelarsi qualcosa di più della “proposta” raccolta dalla Bild. E, specularmente, tanta delusione per un Angelino Alfano che prima ha prima ha annunciato la propria presenza, poi l’ha posticipata, infine l’ha cancellata cercando di rimediare con una telefonata in diretta.

La settima edizione dell’evento dei giovani Pdl “Dedalo-La sfida delle idee”, quest’anno in scena sulla spiaggia di Cesenatico dal 18 al 20 luglio, restituisce al meglio quello che più che mai si sta rivelando il Pdl: un partito spaccato a metà, o mai nato.

Nel corso delle torride giornate al bagno Marconi, tra un’assemblea e un tuffo in mare, diverse centinaia di giovani e giovanissimi rappresentanti (da tutta l’Italia) di movimenti come “Azione Universitaria” e “Giovane Italia” si danno da fare per accogliere in grande stile i parlamentari. La coreografia è quella classica dell’armamentario giovanile di matrice ex An: striscioni tricolore appesi qua e là, occhiali a goccia e qualche gadget da ‘nostalgia canaglia’, bandiere al vento col refrain “Azione”, polo nere come la pece con il colletto all’insù, qualche simpatica e innocua testa rasata. Si promuovono assemblee plenarie e commissioni che spaziano dall’economia alle riforme universitarie, ci si arrangia a sistemare gli immancabili problemi tecnici e a raccomandare più silenzio quando, sotto il tendone bianco piazzato tra le docce e i campi da beach volley, si tengono i dibattiti coi big. Il tema che tiene banco davvero, però, è quello: l’annuncio di Berlusconi di voler riscendere in campo intrecciato al tira e molla sul grande ritorno di Forza Italia. Sullo sfondo (restano) tutte le richieste per cercare di voltare davvero pagina nel centrodestra: preferenze per i candidati al Parlamento, militanza sul territorio, sedi e coordinamenti adeguati, iniziativa politica come non se ne fa da un pezzo, trasparenza e meritocrazia.

Insomma, da questi giovani la “proposta” anticipata dalla Bild è vista come una sciagura. Alfano, va da sé, a Cesenatico era il relatore più atteso: in scaletta era stato annunciato il 18 luglio alle 18, poi è slittato al 19 alla stessa ora. Macché, il 19 è il giorno della commemorazione di Paolo Borsellino a Palermo per i vent’anni di via d’Amelio, e il segretario berlusconiano non poteva mancare. “D’accordo, ma avevamo comunicato la nostra scaletta con un mese abbondante di anticipo. Abbiamo fatto sapere al segretario: vieni quando vuoi, noi ci adattiamo. È chiaro che gli impegni in agenda sono tanti, ma da anni contiamo comunque su ospiti illustri che un po’ di tempo lo trovano. Comunque, Alfano al confronto non sfuggirà”, diceva qualche organizzatore poco prima della telefonata da Palermo.

Ma la vera star del Marconi si è confermata l’ex ministro della Gioventù, una Meloni apparsa in grande forma. È lei che incalza subito il segretario: “L’anno scorso ha raccolto applausi sui temi più sentiti dalla nostra gente, tra cui quello del rispetto delle regole. Se il partito ha votato all’unanimità un documento in cui si dice ‘facciamo le primarie’, credo che come minimo si debbano riunire gli organismi ufficiali e non annunciare decisioni a mezzo stampa”. Ma allora “fondiamo un nuovo partito”, corrono i giovani organizzatori all’ex presidente della Giovane Italia: “Questo – frena un pizzico Meloni – è prematuro, ma se si dovesse tornare Forza Italia ognuno a quel punto dovrebbe fare le proprie scelte, questo perché la destra non può essere vista come ‘il’ problema”. La parlamentare sa che con un Berlusconi di nuovo sotto il pressing della magistratura, fra l’altro, saranno mesi di nuovi patemi: “Se Berlusconi è ancora oggi la persona che raccoglie il maggior numero di consensi nel centrodestra, ben venga e avanti. Ma se io fossi in lui pretenderei, dico pretenderei di essere designato candidato dalle elezioni primarie, e quindi dal popolo italiano, piuttosto che dall’ufficio di presidenza del Pdl, cioè dalle solite quattro persone chiuse in una stanza”. E ancora con l’indovinata metafora calcistica: “In questa fase Berlusconi sarebbe più efficace come allenatore che come centravanti”, rimarca la 35enne ex An tra gli applausi dei ragazzi.

A telefonare pubblicamente ad Alfano, qualche ora più tardi, pensa Maurizio Gasparri, che anche quest’anno non si è perso “Dedalo”. Il presidente dei senatori Pdl, al fianco del collega Maurizio Sacconi, prima si inoltra in qualche acrobazia: “Le primarie? La consultazione popolare è senz’altro necessaria ma con Berlusconi l’esito è scontato (copyright di Maria Stella Gelmini il giorno prima, ndr) e lo capisco quando vuole prendersi una rivincita dopo lo smantellamento del suo Governo per uno spread alto ancora oggi”. Poi, finalmente, Gasparri raggiunge l’interlocutore. “Angelino? Pronto?”, e l’altro: “Maurizio!”. Ma Gasparri: “Qui di Maurizio ce ne sono due”. Forse si tratta del passaggio più interessante, un attimo dopo Alfano riparte dribblando opportunamente tutte le questioni vere. “Nel 2008 abbiamo preso il 37% e quindi dico che ogni divisione sarebbe un segnale di debolezza”, osserva quasi come a tranquillizzare i giovani e giovanissimi. Per loro, comunque, ci sono subito elogi: “Non c’è nulla di più distante dall’idea di un nostro declino come le assemblee che fate lì oggi”, assicura il segretario.

Si chiude ovviamente con la sinistra: “Ci devono chiedere scusa per averci attaccato sullo spread, che è ancora alto. Ma non si scusano, e questo- taglia corto Alfano- è un buon motivo per chiedere di nuovo la fiducia agli italiani”.