Che destino avranno i beagle trovati nell’allevamento Green Hill di Montichiari dopo il sequestro del centro da parte del Corpo Forestale? La Procura di Brescia sta valutandola possibilità di portare altrove i 2700 cani trovati nella struttura sequestrata nell’ambito dell’indagine che ipotizza il maltrattamento di animali. Il procuratore aggiunto Sandro Raimondi e il pm Ambrogio Cassiani stanno infatti studiando “rimedi giuridici” per individuare forme di affidamento le quali consentano che tutti i cani possano essere affidati a una diversa struttura e, in questo senso, stanno valutando alcune ipotesi. Sull’eventuale destinazione dei segugi è mantenuto riserbo in quanto la questione appare complicata sia da un punto di vista giuridico che logistico. Le indagini, nel frattempo proseguono e si attendono le relazioni di cinque veterinari, consulenti dei pm, incaricati di verificare le condizioni e la destinazione dei beagle allevati in altrettanti capannoni. Accertamenti sono stati disposti anche su quasi cento carcasse trovate nelle celle frigorifere di Green Hill. Celle che, di prassi, servono a conservare le carcasse in attesa del loro smaltimento.

Già nel provvedimento con cui il gip aveva disposto l’archiviazione una prima volta un’inchiesta sull’allevamento, il giudice annotava il rinvenimento di carcasse di cani deceduti ma spiegava che il 24 ottobre dell’anno scorso, “le carcasse erano state dissequestrate dal pm dal momento che gli accertamenti svolti avevano consentito di accertare che i cani deceduti rientravano statisticamente nella naturale mortalità che caratterizza un allevamento di dimensioni di quello gestito dalla Green Hill 2010 srl”. Ora, alla luce di nuovi elementi acquisiti dalla Procura si accerterà anche la causa della morte di questi cani.

Intanto lunedì prossimo il “ComitatoMontichiari contro Green Hill“, formato da cittadini del paese della Bassa bresciana, spedirà alla XIV Commissione del Senato 138.014 firme, raccolte tra il 28 marzo ed il 15 luglio, per chiedere la chiusura dell’allevamento di cani beagle per la sperimentazione. Già il 27 marzo scorso, fa sapere il Comitato, erano state consegnate alla stessa Commissione 91.257 firme. “Il numero complessivo di firme che abbiamo presentato al Senato – scrive in una nota il Comitato – è 229.271. L’invio, già programmato per il 19 luglio è stato posticipato per poter aggiungere altre migliaia di firme. Firme che continuano ad arrivare incessantemente alla nostra casella di posta. Chiudere Green Hill è un dovere. I nostri sforzi per ottenere questo importante risultato sono stati fatti con il cuore da persone che credono in un mondo migliore, con meno crudeltà e più rispetto per tutti gli essere viventi”. Lo scorso aprile un blitz di animalisti contro il centro, che aveva portato alla liberazione anche di cuccioli, era finito con dodici arresti. Gli ambientalisti erano poi stati liberati dal giudice per le indagini preliminari. 

”La prima volta che, riferendomi a Green Hill, ho utilizzato pubblicamente le espressioni ‘lager’ e ‘fabbrica di mortè , le mie parole furono accolte con stupore e in certi casi liquidate come manifestazione di estremismo animalista. Oggi, con i particolari agghiaccianti che emergono dalle indagini in corso, tra cui la scoperta dei cento cadaveri congelati, si dimostra che avevo ragione, così come avevano ragione i milioni di italiani che manifestavano contro quell’orribile attività”. L’ex ministro Michela Vittoria Brambilla rivolge quindi un appello ai colleghi senatori “affinchè vogliano accelerare l’iter di approvazione della mia norma, così che l’Italia non ospiti mai più fabbriche di morte come Green Hill”.