Un conflitto di interessi grande come una casa. I macchinisti ferrovieri italiani hanno lanciato oggi un appello rivolto alla Procura della repubblica di Bologna che sta indagando sul deragliamento del treno Voghera Rimini avvenuto sabato mattina alle porte del capoluogo emiliano, che ha causato 26 feriti lievi. Francesco Caleca, il pubblico ministero che ha in mano il fascicolo sull’incidente, dovrebbe infatti nominare domani come proprio perito nell’inchiesta il professor Giorgio Diana, del Politecnico di Milano, esperto di meccanica. Ma il docente è contemporaneamente perito di parte di Ferrovie dello stato a Viareggio, nel processo che si sta per aprire per la strage del 2009. Quindi “in evidente conflitto di interesse”.

L’appello è stato scritto da Ezio Gallori, direttore della rivista dei macchinisti italiani, “Ancora in marcia”. A preoccupare Gallori è anche il lavoro svolto dal perito in precedenti inchieste. In quelle occasioni a risultare determinante secondo le sue perizie era sempre stato l’errore umano. Riferendosi poi alle inchieste per disastri come quelli di Piacenza del 1997, di Crevalcore del 2005 e agli spezzamenti dei Frecciarossa nel 2008 e 2009, dove c’era proprio Diana come consulente per le Procure, “l’ attenzione – prosegue Gallori – si è concentrata sul cosiddetto errore umano dell’ultimo operatore, mettendo in secondo piano o trascurando le cause organizzative degli incidenti”.

Per Gallori stavolta bisognerebbe andare più a fondo. “Signor Procuratore, la prego, non nomini il professore Giorgio Diana come consulente d’ufficio per il deragliamento avvenuto a Lavino”, si legge nel testo. Insomma, oltre alla preoccupazione per il conflitto di interesse, i macchinisti temono che ancora una volta Diana, si concentri sull’ultima ruota del carro senza andare a vedere responsabilità organizzative più ampie. “Vorremmo che la sua inchiesta facesse luce non solo sul comportamento dei nostri tre colleghi indagati, ma si aprisse anche a considerare le procedure e gli aspetti organizzativi in atto all’interno di Rfi”, scrivono al pm Caleca i macchinisti.

Gallori e il suo giornale poi concludono la lettera: “Io e i macchinisti redattori della rivista, restiamo a sua completa disposizione per ogni chiarimento”. L’iscrizione degli operai come indagati sarebbe soprattutto un atto di garanzia nei loro confronti, affinché possano nominare dei propri consulenti che partecipino all’accertamento irripetibile che sarà affidato domani.