Dalla vicenda di una madre italiana che non si è mai rassegnata al fatto che i suoi figli siano stati assegnati dalla giustizia all’ex marito tedesco, fino alla scoperta di una vera e propria organizzazione internazionale capace di rapire in giro per il mondo i bambini ‘contesi’ tra coniugi separati. Così le indagini sul caso di Marinella Colombo hanno portato ad una serie di arresti in diverse parti d’Europa, su richiesta della Procura di Milano. Un francese, due tedeschi e una americana sono finiti in carcere, su mandato d’arresto europeo (all’inchiesta ha collaborato Eurojust), perchè farebbero parte di un’associazione per delinquere che metteva in atto rapimenti di figli di coppie divorziate, su commissione e dietro pagamento dei coniugi a cui non erano stati affidati i bambini dalle autorità di diversi Paesi, in particolare la Germania.

Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Pietro Forno e dai pm Luca Gaglio e Giancarla Serafini e condotte dalla squadra mobile milanese, sono nate nel marzo del 2011 quando venne arrestata Colombo, la donna milanese che per anni ha condotto una ‘personale battaglia’ per riavere i suoi due figli che erano stati affidati dal Tribunale di Monaco e dalla giustizia italiana all’ex marito tedesco. La donna, già condannata dal Tribunale di Milano per sottrazione di minori, quel giorno, secondo l’accusa, si preparava a fuggire verso il Libano con i suoi due bambini che aveva nascosto per circa un anno in Slovenia. Quel piano di fuga, secondo le indagini, sarebbe stato preparato, dietro compenso di circa 20.000 euro, da Olivier Karrer, cittadino francese e anche direttore dell’associazione internazionale ‘Ceed’ (Consiglio europeo per i figli dei divorziati). Associazione di cui farebbero parte anche gli altri tre arrestati, alcuni dei quali devono essere ancora consegnati alle autorità italiane. Secondo il capo di imputazione Karrer, la tedesca Silvia Kalina e l’americana Kimberly Hines, avrebbero organizzato ed eseguito “sottrazioni” e “trattenimenti” all’estero di diversi minori. La Procura sta infatti indagando su una decina di casi di figli di divorziati fatti sparire su commissione, oltre ai tre contestati nell’ordinanza (tra cui una bimba polacca). In particolare, Karrer “sotto l’egida dell’attività statutaria legale dell’associazione Ceed – formalmente operante a livello internazionale per finalità lecite, ossia la promozione di campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica in relazione alla tutela dei genitori divorziati asseritamente privati dei figli avuti dal genitore di nazionalità diversa, in particolare tedesca – avrebbe promosso l’associazione”.

Un’associazione per delinquere, stando all’ordinanza firmata dal gip Luigi Varanelli, “dotata di mezzi, di denaro nonchè di appoggi logistici in diversi Paesi europei ed extraeuropei, finalizzata a sottrarre, dietro compenso, una serie indeterminata di minori oggetto di contesa tra genitori tedeschi e genitori di diversa nazionalità”. Il gruppo, secondo l’accusa, metteva a disposizione dei genitori che volevano rapire i figli affidati all’altro coniuge, barche, documenti falsi, sistemi di comunicazione non rintracciabili, e anche “matrimoni”. Nel caso del rapimento dei figli della Colombo, su mandato della stessa donna, infatti, la Hines, avrebbe procurato alla donna “la disponibilità di un’ imbarcazione idonea alla traversata del Mar Tirreno, al fine di consentire la fuga in Francia” o in un altro Paese. Il piano venne sventato grazie a intercettazioni telefoniche e ambientali. Alla Colombo, inoltre, scrive il gip, era stato suggerito “una volta giunta in Libano”, Paese che doveva essere la meta finale della fuga, “di sposare” un cittadino libanese, conosciuto ai partecipanti all’associazione, “al fine di acquisire la cittadinanza di quel Paese”. Tre i casi accertati al momento: i due figli della Colombo; la figlia di Silvia Kalina; un bambino portato via al padre tedesco su ‘commissione’ della madre polacca. I soldi, ‘prezzo’ dei rapimenti, secondo l’accusa, venivano versati a Karrer, accusato anche di maltrattamenti per la sparizione dei bimbi della Colombo, e in un caso a una persona sarebbero stati richiesti ben 50 mila euro. Un quinto appartenente all’associazione per delinquere, sul quale pende un altro mandato d’arresto, è ancora irreperibile.