Nel giorno in cui le prime pagine di tutti i giornali parlano della presunta estorsione perpetrata dal senatore Dell’Utri ai danni di Silvio Berlusconi per tenere la bocca cucita sui rapporti tra l’ex premier e i boss siciliani, i dirigenti del movimento giovanile del Pdl hanno organizzato a Palermo la tradizionale fiaccolata per ricordare la strage di via D’Amelio, un appuntamento fisso ereditato dai ragazzi del Fronte della Gioventù.

Difficile però non vedere qualche contraddizione tra la manifestazione all’insegna dell’antimafia e i rapporti del partito con quello che, secondo i giudici della corte di Cassazione, è stato il “mediatore” dell’accordo protettivo per il quale Berlusconi pagò alla mafia “cospicue somme di denaro”, o che, secondo il collaboratore di giustizia Giovanni Brusca – proprio l’uomo che premette il pulsante dell’ordigno che fece saltare in aria Falcone e la scorta – ereditò il ruolo di “mediatore con i boss dopo l’omicidio di Salvo Lima”.

Già due anni fa, dopo la condanna in appello di Dell’Utri, il presidente siciliano della Giovane Italia, Mauro La Mantia, aveva sfidato i maggiorenti del Pdl chiedendo l’espulsione dal partito per il cofondatore di Forza Italia, perché, spiegava, “la sentenza, anche se non definitiva, resta gravissima per un uomo impegnato in politica”.

Ora che il senatore è tornato a comparire nel registro degli indagati, la ferita si riapre. Anche se, secondo il presidente nazionale della Giovane Italia, Marco Perissa, “non c’è nessuna contraddizione, perché questa manifestazione viene organizzata da vent’anni e il Pdl al governo ha colpito duramente la criminalità organizzata”. In vista delle elezioni politiche del prossimo anno, però, forse sarebbe il caso di aprire un discorso sulla candidabilità di gente come Dell’Utri. “Noi ci stiamo battendo per il ripristino delle preferenze, in modo che tutte le candidature non approdino in Parlamento attraverso delle liste bloccate, ma passino al vaglio della volontà popolare”. Però un partito può anche decidere di escludere a priori dei nomi dalle proprie liste. “Ovviamente ci sarà un tavolo in cui verranno decise le candidature e la maggioranza del partito deciderà. Il nostro suggerimento è quello di valutare con grande attenzione l’opportunità di alcuni nomi perché in un momento di grande sfiducia del nostro popolo verso la classe dirigente del partito, rischiamo di commettere errori catastrofici, come con la Minetti”. E ripresentarsi con Dell’Utri sarebbe un errore? “Personalmente ho altri modelli di politica rispetto a Dell’Utri”. Quindi Mangano non è un eroe? “Guarda, il senatore può avere nel suo gotha chiunque, ma i nostri eroi sono altri e si chiamano Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, senza scordare gli uomini della scorta, che hanno sacrificato la loro vita per difendere questo Paese dalla criminalità organizzata”.