Nel 2008, Marissa Mayer, oggi amministratore delegato di Yahoo!, fu inserita nella lista delle 50 donne più potenti, negli affari, degli Stati Uniti. Mai, prima di allora, una donna così giovane, aveva solo 33 anni, aveva raggiunto un tale traguardo. Nei successivi tre anni, la sua posizione, all’interno della lista, avanzò dal cinquantesimo posto al trentottesimo. Intanto, Marissa, con un curriculum di quelli da mettere in cornice, aveva trovato anche il tempo di sposare Zachary Bogue, in un matrimonio da favola a San Francisco. Perciò, nello stesso giorno in cui il mondo del “tech”, solitamente “poco accogliente” nei confronti delle donne, le affidava il timone di una delle aziende più importanti al mondo, annunciava via Twitter che “c’era un’altra bella notizia”: l’arrivo di un bebè, maschio”. Un “cinguettio” che non poteva non diffondersi rapidamente, ridando vigore al dibattito, mai placato, sulla possibilità delle donne di gestire, contemporaneamente, vita familiare e carriera. Solo poche settimane fa, infatti, un articolo apparso nella rivista The Atlantic, dal titolo “Perché le donne non possono ancora avere tutto” era diventato immediatamente “virale”, facendo superare il milione di contatti singoli.

Il lungo saggio portava la firma di Anne-Marie Slaughter, ex funzionario del Dipartimento di Stato e prima donna a capo delle politiche della pianificazione, dal gennaio 2009 al febbraio 2011. La Slaughter, nel suo scritto, spiegava le ragioni delle sue dimissioni, maturate, essenzialmente, dalla consapevolezza che il suo dividersi fra Washington e la sua famiglia non stava funzionando e, soprattutto, stava pesando negativamente sul comportamento di suo figlio. “Un mercoledì sera, il presidente e la first lady avevano organizzato un elegante ricevimento al Museo di Arte Naturale di New York. Sorseggiavo champagne, salutavo diplomatici stranieri ma non potevo smettere di pensare a mio figlio quattordicenne che aveva iniziato a non fare i compiti, assentarsi dalle lezioni, prendere brutti voti in matematica e ribellarsi a qualsiasi adulto provasse a parlargli”. Il saggio, che grazie al suo successo diventerà un libro, come appena annunciato, ha ovviamente spinto le donne a chiedersi se “davvero” sia impossibile per loro “avere tutto”.

E se la nomina della Mayer sembra contraddire, almeno momentaneamente, la posizione della Slaughter, c’è chi ha sottolineato che continuare a dire che le donne possono avere tutto, significa sottoporle a uno stress inutile che rischia di farle poi sentire frustrate e infelici. Non si può però sottovalutare il rischio che posizioni come quella della Slaughter limitino ancora di più il progresso delle donne nelle loro carriere. Come sottolinea Catalyst, l’associazione nata per sostenere, monitorare e favorire la carriera delle donne, delle 500 aziende più importanti degli Stati Uniti, secondo la lista di Fortune, solo 20 hanno amministratori delegati donna e di questi, anche e soprattutto per un fattore di età, la Mayer è l’unica che si trova a gestire, contemporaneamente, una gravidanza.

 “Bisogna saper delegare, avere un partner che dia il massimo supporto alla famiglia e, a volte, saper rinunciare”. Questa, ad esempio, è stata la “ricetta” di successo, per riuscire ad avere tutto, offerta da Denise e Maggie Sullivan, due sorelle amministratori delegati rispettivamente della Campbell Soup e della Frontier Communication. Entrambe madri e donne di potere, a differenza della Slaughter, pensano che sia possibile avere successo in carriera e in famiglia. Va detto, però, che negli Stati Uniti, la divisione delle responsabilità familiari è, generalmente, molto migliore che in Italia. In una famiglia in cui entrambi i coniugi lavorano, non ci sono ambiti o ruoli preclusi all’uno e all’altro: dalla spesa al bucato, dalla cura dei bambini all’organizzazione dei pasti. L’eguaglianza all’interno della coppia, insomma, è un dato di fatto (parliamo sempre per grandi cifre) e, soprattutto nelle grandi città, l’offerta di aiuto qualificato (baby sitter) a prezzi accessibili e di attività extra scolastiche (a New York, ad esempio, le scuole elementari pubbliche hanno dei gradi di eccellenza superiori a quelle private) aiuta decisamente. “Ceno sempre con i miei figli e nel weekend cerco di dedicarmi completamente alla famiglia”, dice Stephanie Ruhle Hubbard, volto delle news del mattino di Bloomberg Television e prima “squalo” della finanza di Wall Street. “Il sostegno di mio marito e la nostra sintonia di coppia sono essenziali”.

E, intanto che il dibattito prosegue, si moltiplicano le associazioni per le “mom-entrepreneurs”, le mamme imprenditrici che vogliono riuscire ad avere tutto, perché “se io sono realizzata, sono molto più felice quando sono con la mia famiglia”.

Il Fatto Quotidiano, 19 Luglio 2012