Domani è l’anniversario dell’estremo sacrificio del compianto giudice Borsellino, vittima del tragico attentato di Via D’Amelio. Qualcuno se n’è accorto?

A leggere i giornali, a sentire i commenti, a guardare i talk show direi proprio di no!

Trovo paradossale che vent’anni dopo quel giorno fatale, le Istituzioni si trovino al centro di una guerra fratricida che non serve a nessuno. Il perché è presto detto.

Al centro della questione ci sarebbe la mancata distruzione dei nastri con le telefonate intercettate tra il Quirinale e Nicola Mancino. Si è parlato per questo di  “natura intromissiva” del Presidente della Repubblica nelle questioni giudiziali e, dall’altra parte, di “protagonismo politico” della magistratura palermitana che sta seguendo il caso.

Ebbene, la stessa magistratura ha affermato che le intercettazioni delle telefonate tra Mancino e Napolitano “non sono rilevanti”, pertanto i loro contenuti non forniscono ulteriori elementi sulla presunta trattativa Stato-Mafia di quel dannato biennio.

L’unico dubbio che rimane è di natura processual-penalistica, ossia se vadano “distrutte” prima o dopo l’udienza dal gip, per evitare che i giornali ne pubblichino il contenuto.

Qualcuno si è chiesto se lo spirito che muoveva il lavoro del giudice Borsellino fosse proprio questo? Se Borsellino, e chi con lui ha condiviso la stessa sorte, fosse mosso dall’intento di scardinare un “Sistema nel Sistema” ovvero di generare conflitti istituzionali per arrogarsi poteri concettualmente ben distinti dalla Carta Costituzionale?

Rispondere a queste domande potrebbe essere un primo eccellente passo per poterci definire cittadini consapevoli di questa Nazione, ma soprattutto per essere coscienti di avere in qualche modo onorato la memoria di Paolo Borsellino.

Sento dire da più parti che la “politica è mafia”. Io invece la intendo in maniera diversa, ossia la mafia si è “politicizzata”: voglio intendere che la Mafia ha imparato ad adattarsi ai tempi, ai cambiamenti socio economici, alle crisi economiche e politiche, con un atteggiamento camaleontico che la porta a confondersi anche tra le trame della politica, che da parte sua si sta impegnando con tutte le forze a rimanere distante dalla vita reale, quella con cui hanno a che fare gli italiani ogni giorno.

E invece, credo di doverlo ripetere, gli eccessi di protagonismo indistintamente distribuiti tra le forze in campo; i “detti” e i “non detti” nelle occasioni pubbliche e nei talk show (divenuti, questi ultimi, degli uffici di Procure); lo sconfortante “scaricabarile” tra chi in qualche modo era partecipe – si presume sempre in buonafede – di fatti di quegli anni. Bene, tutto ciò allunga a dismisura questo terrificante e defatigante accertamento (cui non si è ovviamente pervenuti) del cd. “patto Stato-Mafia”, origine, si dice, di ogni male.

Credo che ai cittadini importi solo che due eroi (e altri con loro) siano morti e, pubblicamente non se ne conosca il perché.

“C’è bisogno di verità e di giustizia, questo contrasto fa male” dice Rita Borsellino. Non possiamo che acconsentire a queste parole; magari Borsellino avrebbe voluto lasciarci in eredità proprio il suo buon senso che, a parer mio, vale più di mille agende rosse.

Ha collaborato Mirko Barbetti