Sta per concludersi il Tour de France. È stato noioso come il Giro d’Italia. Ma lascio le considerazioni strettamente sportive ad altri blogger, per soffermarmi su di un aspetto minore e ingiustamente trascurato: ormai non passa anno senza che, con la scusa di queste manifestazioni, non vengano asfaltate e rese percorribili nuove strade.

Per un sacco di anni, infatti, si è andati avanti sfruttando quello che c’era, mentre da qualche anno ecco che si è fatto letteralmente strada il malvezzo di rendere perfettamente agibili percorsi che altrimenti o non lo sarebbero o lo sarebbero con difficoltà.

Ricordo per chi fosse disattento, e solo a titolo d’esempio. Giro d’Italia: asfaltatura di parte della strada del Colle delle Finestre; asfaltatura del Colle Fauniera; quest’anno asfaltatura di un tratto del Mortirolo (quasi che la Valtellina avesse bisogno di nuovo asfalto). Al Tour de France, sempre quest’anno, asfaltatura del tratto finale della tappa che si concludeva alla Planche des Belles Filles, scatenando l’ira dei verdi francesi e facendo girare carta bollata. Il commento dei nostri telecronisti (peraltro preparati tecnicamente) è stato che occorre trovare nuovi itinerari.

E dire che di itinerari soprattutto di salita – perché è qui che avvengono le nuove asfaltature – ce ne sarebbero a iosa, ma il problema, si sa, non è che non ci sono itinerari, quanto piuttosto che non ci sono abbastanza soldi per far passare o arrivare lì o là il Giro o il Tour. In compenso ci sono nei paesi esteri, dimodoché il cosiddetto “Giro d’Italia” quest’anno è partito dalla Danimarca…

Certo, mi si dirà, non è un dramma se vengono asfaltati ogni anno pochi chilometri di strada. Vero, però spiace che a uno sport tipicamente ecologico come la bicicletta (lasciamo perdere adesso doping e tecnologie varie…) vengano associati quintali di nuovo bitume.