“I mercati finanziari restano sotto grande pressione e sollevano dubbi sulla stessa sopravvivenza dell’eurozona” e ”la relazione negativa tra gli Stati, le banche e l’economia reale sono più forti che mai, nonostante le azioni intraprese”. A mettere nero su bianco questa preoccupante valutazione è il Fondo monetario internazionale (Fmi), nell’ultimo rapporto dedicato all’Unione Europea che commenta anche la situazione italiana. Secondo l’istituto di Washington infatti Roma deve ”tagliare la spesa per diminuire le tasse e distribuire in maniera migliore il peso della correzione dei conti” oltre che “aiutare la crescita”. Per l’Fmi il nostro Paese deve ”aumentare la produttività nei servizi attraverso l’accelerazione delle riforme nel settore energia e nei servizi professionali per ridurre i costi nel fare imprese e aumentare la competività”. Le altre raccomandazioni sono di “limitare il coinvolgimento dello stato nell’economia” e attuare la riforma del lavoro.

Mahmood Pradhan del dipartimento Europa dell’Fmi spiega: “La situazione nell’area euro è in una fase critica, è necessario andare avanti con l’integrazione finanziaria e di bilancio”. Per quanto riguarda la crescita da Washington si ipotizza una “modesta” ripresa nel 2013. Il Fondo ritiene che nel breve termine il contributo della Banca centrale europea (Bce) sia essenziale per allentare la crisi. C’è bisogno – afferma Pradhan – di una politica monetaria accomodante, incluse politiche non convenzionali, quali l’allentamento monetario. La Bce ha spazio per un ulteriore taglio dei tassi. Nel medio termine c’è invece bisogno di un’integrazione fiscale dell’Unione. 

Per l’Fmi la crisi dell’Eurona “si è intensificata”, e “l’attività economica” dell’area dell’euro “si è indebolita e rimarrà probabilmente debole, in particolare nei Paesi periferici duramente colpiti” dalla crisi del debito. In particolare, segnalano i tecnici di Washignton, il Pil europeo si contrarrà dello 0,3 per cento quest’anno per poi risalire dello 0,7 per cento il prossimo. Regna però l’incertezza e, avverte il Fondo, “ci sono severi rischi verso il basso per le previsioni”.