A tagliare si inizia dall’alto. Dagli stipendi dei manager che dirigono le società partecipate o controllate del comune di Cagliari. Pagati quindi, anche, con soldi pubblici. O almeno così vorrebbe la mozione approvata dall’assemblea cittadina (anche dall’opposizione) e proposta dai consiglieri Enrico Lobina (Federazione della Sinistra), Giovanni Dore (Italia dei valori) e Filippo Petrucci (‘Meglio di prima non ci basta’). Una sorta di spending review in versione sarda e cagliaritana che per ora impegna la giunta del vendoliano Massimo Zedda ad adeguare le norme, anche con atti di indirizzo. Ossia a recepire le richieste messe nere su bianco: applicazione di un tetto ai “compensi massimi” di direttori generali e dirigenti. Lo stipendio, secondo il documento, non dovrebbe essere superiore al “compenso ricevuto dal Segretario generale del Comune di Cagliari”. Una cifra, secondo il sito del Comune, pari a 86mila euro lordi all’anno, meno della metà dei 200 mila percepiti, per esempio, dal direttore della Ctm, società partecipata di trasporto pubblico locale. E che gestisce altre due controllate.

Il vuoto e la giungla delle partecipate. “È un atto politico – spiega Lobina – con cui cerchiamo anche di spronare la Regione”. E di colmare un vuoto. “Non risulta infatti – aggiunge – nessun adeguamento”. Per questo nel testo si chiede l’applicazione della norma nazionale che prevede un compenso, onnicomprensivo, “al presidente e ai componenti del consiglio di amministrazione, non superiore per il presidente all’80 per cento e per i componenti al 70 per cento delle indennità spettanti, rispettivamente, al sindaco e al presidente della provincia”. E in ogni caso la mozione chiede l’aggancio delle “indennità di risultato” alla “produzione di utili”, in maniera proporzionata.

Le società a partecipazione pubblica, o controllate, sono state di recente bacchettate dalla Corte dei conti sarda. E non è la prima volta: intrecci e poltrone in cui si perdono fiumi di soldi pubblici, con risultati discutibili, secondo la magistratura contabile, in settori chiave come trasporti, finanze, servizi idrici e turismo. Quelle regionali, 19, contano oltre 4mila dipendenti, più i dirigenti. Delle cagliaritane, invece, non esiste una mappa disponibile sul sito istituzionale: le più importanti sono Ctm, Tecnocasic, Abbanoa, Itis Area Vasta, Parco di Molentargius, la Società ippica, Consorzio Costa sud, Autorità Portuale, Biblioteca multimediale per ciechi, Teatro lirico e la Scuola civica. Alcune hanno anche gettone di presenza nel cda pari a zero, come quest’ultima. “Una sciocchezza – secondo Lobina – non voglio arrivare a tanto. E la mozione non è di tenore demagogico: credo che ognuno debba essere remunerato per le proprie competenze, ma devono semplicemente esserci dei limiti”.

I tagli. Parola dunque alla giunta comunale del 36enne Zedda, ora. Che potrebbe proseguire con la cura dimagrante fatta finora, anche se la ragnatela delle partecipate è un terreno molto scivoloso con molti rappresentanti del Comune con incarichi nei cda o da revisori dei conti.

Il risparmio sarebbe notevole, anche se una stima precisa non è stata ancora fatta. Il primo dell’era Zedda è stato un anno all’insegna dei tagli: dal numero degli assessori (da tredici a dieci), alle loro indennità (ridotte di circa 2mila euro rispetto alla precedente giunta) con una media sui 1.800 euro a testa. Stipendio invariato invece per il sindaco, rispetto al suo predecessore Emilio Floris (6mila e 73, 53 euro al mese). Zedda ha comunque rinunciato a suo tempo all’incarico da consigliere regionale prima di maturare il vitalizio. Meno auto blu: da tredici a quattro, riduzione progressiva e ancora in atto. E poi, soprattutto, il taglio degli affitti del Comune con un risparmio di un milione e centomila euro l’anno, deciso da un atto di indirizzo della giunta nello scorso ottobre.