Via libera alle modifiche delle norme contenute nella riforma del mercato del lavoro. Le Commissioni Attività produttive e Finanze della Camera hanno approvato l’emendamento al decreto legge Sviluppo che contiene le novità sulla flessibilità in entrata e sugli ammortizzatori sociali. Il testo contiene l’accordo raggiunto tra maggioranza e governo. La riforma del lavoro, voluta dal ministro Elsa Fornero, è stata approvata il 26 giugno scorso con la promessa sia a Pd che a Pdl di cambiamenti.

I due relatori, Raffaele Vignali (Pdl) e Alberto Fluvi (Pd), hanno presentato in mattinata un emendamento che ha recepito l’accordo sottoscritto giovedì scorso dal ministro Fornero con la maggioranza. Il testo è stato posto ai voti ed approvato. In particolare l’emendamento proroga a tutto il 2014 la mobilità e modifica alcune norme del ddl lavoro sulla flessibilità in entrata. Recepisce anche l’avviso comune sottoscritto recentemente da Confindustria e dai sindacati.

La riforma del lavoro è oggetto di un articolo del Financial Times in un servizio titolato “Generazione di senza lavoro”. Nel dibattito parlamentare sulla riforma del lavoro in Italia, la battaglia “più accesa” è stata combattuta sul tema di come proteggere i vecchi dipendenti prossimi alla pensione, mentre non c’è stata quasi nessuna discussione sui 600.000 giovani disoccupati che non riescono ad inserirsi nel mondo del lavoro in Italia, secondo il quotidiano. La riforma del lavoro in Italia non ha fatto altro che penalizzare i giovani, scrive il giornale della City, citando alcuni economisti. “Corriamo il rischio di perdere per sempre queste persone se non hanno accesso al mercato del lavoro quando sono giovani e se non acquistano delle competenze”, dice al giornale Gustavo Piga, professore di economia a Tor Vergata. “Oltre al dramma umano, l’Italia rischia di perdere miliardi di euro in Pil se una grande fetta della popolazione non diventa parte della forza lavoro”, sottolinea Piga. Gli fa eco Tito Boeri che dice all’Ft: “Il nuovo sistema penalizza i giovani e non ha fatto nulla per affrontare il problema”. Secondo il professore della Bocconi, la riforma Fornero permette ad un nuovo assunto con un contratto permanente di avere le stesse protezioni di un dipendente con 30 anni di lavoro. Ciò scoraggia le aziende dall’assumere e dunque costringe i giovani a saltare da un lavoro all’altro per tutta la vita. Alla fine, aggiunge Boeri, tutto questo andrà ad incidere sulla crescita economica del Paese.