Lo chiamano il tempio del volley e della pallavolo giocata nelle palestre di quartiere, nei campi all’aperto e per le strade. È la bassa modenese, quella striscia di terra sconvolta dal terremoto, ma che da sempre nutre di campioni e atleti le selezioni nazionali. E se lo sport è rimasto fino ad ora in secondo piano per rispondere a problemi urgenti, le società sono già al lavoro per ripartire entro settembre. Le difficoltà maggiori riguardano le palestre: una trentina circa quelle dichiarate inagibili nel solo territorio di Modena e tante ancora quelle che attendono le ispezioni. E in un fuggi fuggi generale di sponsor e finanziamenti, i problemi rischiano di essere più gravi del previsto.

È la storia tra le tante di Concordia, in provincia di Modena, dove la palestra che ospita la Polisportiva Concordiese è inagibile dal sisma del 29 maggio. “Abbiamo perso tutto – dice il Presidente Erminio Negrelli, da 33 anni nel mondo della pallavolo, e che ora si trova a raccogliere uno ad uno i pezzi della sua società, “impossibile entrare in palestra e il tetto della nostra sede è crollato, probabilmente danneggiando palloni e divise. Non lo sappiamo in realtà, nessuno può entrarci. Là sotto ci sono anche le coppe e i trofei vinti in questi anni, la nostra storia”. Ha perso tutto la Polisportiva Concordiese, ma non le ragazze che pur di giocare, ancora a metà luglio, si trovano nei campi all’aperto del centro sportivo, per “sfogarsi”, dicono loro, e per farsi forza nella speranza che a settembre si possa avere un posto dove allenarsi. Così come ci raccontano le atlete Barbara Previati e Giovanna Artioli : “Per noi continuare a giocare è il primo dei problemi. È la nostra passione, parte della nostra vita, se dobbiamo ripartire lo vogliamo fare qui”. Concordia, come Finale Emilia, Rovigo, Solara, e tante altre realtà locali: società sportive radicate sul territorio che sono state capaci di insegnare uno sport, ma soprattutto creare una famiglia. “Piuttosto che lasciare Concordia – dice Martina Pelatti – stiamo ferme un anno in attesa che riparta l’attività. Questa è la nostra casa”.

Non si capisce la bassa modenese se non si vanno ad incontrare atleti, presidenti, allenatori, cittadini che intorno ad uno sport hanno creato una tradizione, una sacralità che ora vogliono difendere a tutti i costi. Così come ci insegna la storia di Rovigo, dove le ragazze, malgrado vivessero in tenda già da venti giorni, a metà giugno hanno partecipato ai campionati regionali CSI. “Quest’anno avrei dovuto dimettermi, – dice Marco Malagoli della Polisportiva Roveretana – “ma sono stato moralmente costretto a continuare. La forza di queste atlete mi ha stupito e non posso lasciarle sole proprio ora”.

Una situazione che accomuna tutte le società e che riduce la disponibilità di palestre anche nei dintorni. Stringersi, ridurre gli orari degli allenamenti, privilegiare i piccoli e tutti coloro che non possono spostarsi autonomamente e soprattutto sperare nell’arrivo di finanziamenti: sono le soluzioni d’emergenza messe in campo dalle società locali. “La situazione è critica, – dice il Presidente della Fipav di Modena Luigi Tondelli – e al momento non sappiamo ufficialmente su quante palestre potremo contare. Tra i danni subiti e i casi in cui bisognerà procedere con l’abbattimento dello stabile, ci troviamo con un intero settore agonistico che a settembre avrà molti problemi a ripartire”. Coni e Fipav sono già al lavoro per cercare di garantire il ritorno alla piena attività sportiva, in una zona dove la pallavolo garantisce uno svago e una normalità che in molti continuano a chiedere. “Noi ce la stiamo mettendo tutta – ha aggiunto Tondelli – certo avremmo bisogno che si sveltissero le pratiche burocratiche e che arrivassero i report degli ingegneri sul posto, per poter capire dove intervenire o meno”.

Ad essere colpita naturalmente non solo la pallavolo, che nonostante tutto rimane uno degli sport più diffusi della zona, ma anche nuoto, basket, danza, atletica e tutti quegli sport praticati in strutture al chiuso. A ricordarlo è il Presidente della Polisportiva Futura di Finale Emilia Giorgio Martinelli dove, nonostante le strutture non abbiano subito troppi danni, il problema è ricostruire secondo norme antisismiche. “Dovremo stringerci, è dura, ma là dove ci sono le persone, ci sono anche le soluzioni. Aspettiamo indicazioni e di capire se è meglio ricostruire o meno. Ci vorrà tempo”. In soccorso dello sport modenese, è arrivata la Nazionale Italiana di Pallavolo maschile che dopo aver visitato Mirandola e il campo di sfollati, tornerà a Modena il 21 luglio per una partita amichevole contro la Serbia, il cui incasso sarà donato alle popolazioni terremotate. L’iniziativa arriva a metà luglio, in pieno periodo estivo, ma la speranza è quella di raccogliere fondi e salvare quel settore giovanile linfa vitale della pallavolo italiana.