Anche i ristoratori piangono, ma al telefono. Nello specifico quello dei cronisti del Corriere della Sera che, perfidi, spiegano che “il famoso Roberto Okabe, al Corriere che in serata gli chiedeva una replica, al telefono da Porto Cervo, a un certo punto si è messo a piangere disperato”. Nello stile del clamore esemplare adottato dalla Guardia di Finanza negli ultimi tempi, sui giornali rimbalza il rischio chiusura per Finger’s, il ristorante milanese japanfighetto che vede tra i soci oltre a Okabe anche l’ex calciatore milanista Clarence Seedorf, recentemente trasferitosi a Rio de Janeiro per giocare nel Botafogo. La Guardia di Finanza ha scoperto dieci conti, per un totale di 2.500 euro, pagati senza ricevere scontrino o fattura.

Puntarella Rossa, che ha fatto anche una campagna con No Scontrino No Party, non può che esser lieta del risveglio della Finanza (fermo restando l’ingiustizia della repressione di un’illegalità di massa che colpisce un po’ a caso, ‘ndo cojo cojo). Però la giustificazione di Okabe la dice tutta sullla nebulosa di ambiguità che qualcuno vuole continuare a coltivare: “I mancati scontrini? Erano preconti che sarebbero stati regolarizzati, come facciamo sempre”. Ecco, appunto, i preconti. Ci sono legioni di ristoratori milanesi, romani e non solo, che si lavano la coscienza con un preconto che è perfettamente legale solo se seguito da ricevuta o scontrino. E che invece finisce per essere un inquinamento per il cliente che crede di aver ricevuto un documento valido e un alibi per il ristoratore che spesso prova a cavarsela scrivendo sul pezzo di carta: “Seguirà scontrino” o, peggio, “Chiedere lo scontrino alla cassa”.

Ecco, forse abolire i preconti e fare sanzioni a tappeto potrebbe portare un po’ più di chiarezza e legalità. Ok, ora si dirà, ma la ristorazione è in affanno, c’è la crisi, non si può sparare su gente che lavora e fa fatica. È la solita litania, solo che vale per tutti. Massimo rispetto per i ristoratori, ma anche i clienti sono in affanno, soffrono la crisi, non riescono a pagare il conto per causa di stipendi falcidiati dalle tasse. Che sono alte anche in conseguenza dell’evasione fiscale.