La Confindustria e il governo hanno idee molto diverse sulla crescita 2012. I dati sulla produzione industriale indicano che l’associazione degli imprenditori è troppo pessimista e che l’esecutivo è troppo ottimista. Ad oggi, una stima di -2 per cento per il 2012, indicata dalla Banca d’Italia, è la più coerente con le informazioni disponibili. L’aumento del deficit 2012 potrebbe essere così di pochi decimi di punto percentuale. E probabilmente non sarebbe necessaria una manovra aggiuntiva.

di Francesco Daveri* (lavoce.info)

Ormai lo si è capito. Il neo-presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, quando parla, non usa giri di parole. Non li ha usati commentando la riforma del lavoro e la performance complessiva del governo Monti. Non ne ha fatti nemmeno parlando delle previsioni di metà anno per il 2012 al Forum annuale del Comitato Leonardo.

La Confindustria vede più nero del Governo

“Nella migliore delle ipotesi il prodotto interno lordo dell’Italia calerà nel 2012 del 2,4 per cento. In effetti, probabilmente, sarà anche qualcosa di più, perché nella seconda parte dell’anno faccio fatica a vedere miglioramenti”. Nel suo discorso Squinzi si è limitato a riportare i numeri prodotti dal Centro studi Confindustria, che aggiorna periodicamente le sue valutazioni congiunturali.
La previsione ufficiale del governo per il Pil 2012 è invece ferma al -1,2 per cento. Il dato risale al Def (Documento di economia e finanza) di aprile ed era una previsione che incorporava i primi dati negativi del 2012 su produzione industriale, fatturato e ordini, ma non ancora la (brutta) performance del Pil nel primo trimestre 2012 (-0,8 per cento sul trimestre precedente) né i dati congiunturali sui primi cinque mesi dell’anno che vanno quanto meno a corrente alternata: in marzo e maggio la produzione industriale ha mostrato segni positivi (+0,7 e +0,8, rispettivamente) mentre in aprile il dato è stato pesantemente negativo (-2 per cento), come era stato negativo in gennaio e febbraio (con variazioni del -2,7 e -0,8 per cento, rispettivamente). L’indice della produzione industriale di maggio 2012 è a meno 7 per cento rispetto al dato di maggio 2011. L’indice dei primi cinque mesi del 2012 è mediamente a meno 6 per cento rispetto agli stessi cinque mesi dell’anno precedente.
In poche parole, da quando il governo ha formulato le sue previsioni incorporate negli ultimi documenti ufficiali, l’economia è peggiorata. È da questi dati che vengono le previsioni nere del Csc.

Previsioni nere, rosee e grigie

Per capire la varietà delle previsioni si può guardare alla sequenza dei dati trimestrali già disponibili e fare qualche congettura su quelli che devono ancora arrivare da qui alla fine dell’anno. Ecco per prima la sequenza dei dati già disponibili sulla crescita del Pil destagionalizzato (cioè depurato dall’influenza di Natale, Pasqua, saldi invernali e simili) in termini reali (cioè al netto dell’inflazione): quando sui media si parla del Pil, è questo il dato di cui si parla.

 pil in calo da tre trimestri
 

Dalla tabella, si vede che il Pil dell’Italia è in calo già da tre trimestri e che, come si sa, l’economia italiana è in recessione dal terzo trimestre 2011. Si vede anche che il Pil dell’Italia durante l’attuale recessione è già diminuito di circa 1,7 punti: un calo maggiore che in Spagna, l’altro grande paese europeo duramente colpito dalla crisi dei debiti sovrani.
A partire da questi dati ci si può chiedere: come dovrebbe andare il prodotto interno nel secondo, terzo e quarto trimestre dell’anno perché il Pil 2012 diminuisca di 2,4 punti percentuali rispetto al 2011 come dice Squinzi? E cosa dovrebbe succedere invece perché si avveri la previsione del governo? C’è poi anche una terza ipotesi intermedia, ricavata dalla frase “l’economia dovrebbe diminuire di poco sotto i due punti percentuali” recentemente pronunciata dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. La tabella indica una sequenza di Pil trimestrali coerenti con le tre differenti previsioni annuali.

crescita Pil 
 

 

 

Dalla tabella si traggono tre conclusioni:
1) Confindustria avrà ragione se in tutti e tre i rimanenti trimestri 2012 l’economia continuerà ad andare più o meno come nel primo trimestre 2012. Forse è questo che il presidente di Confindustria intende quando dice: “nella seconda parte dell’anno faccio fatica a vedere miglioramenti”. Se davvero l’evoluzione trimestrale dell’economia sarà quella indicata, l’attuale recessione diventerà lunga – almeno – sei trimestri, con un calo cumulato di Pil pari a circa 4 punti percentuali fino alla fine del 2012. Nella grande recessione 2008-09, il Pil dell’Italia diminuì di circa 7 punti percentuali ma in “soli” 5 trimestri. In questo caso, avremmo una recessione più prolungata, ma meno intensa, almeno nel 2011-12, e un grande punto di domanda per il 2013
2) L’ipotesi Monti di crescita a -1,2 è molto ottimistica. Perché l’ipotesi Monti si verifichi, occorre che già nel trimestre appena concluso il calo del Pil sia stato solo marginale, per poi diventare positivo già dal terzo trimestre 2012. Dati peggiori di -0,2 per cento nel secondo trimestre 2012 sono incompatibili con un -1,2 nel 2012, a meno di ipotizzare davvero improbabili accelerazioni di crescita nel secondo semestre 2012.
3) Con i dati disponibili di produzione industriale e tenendo per buona la previsione del Csc per il mese di giugno 2012 (-1,3 per cento su maggio), la riduzione della produzione industriale nel secondo trimestre 2012 sarebbe pari a 1,7 per cento rispetto al primo trimestre dell’anno. Un meno 1,7 di produzione industriale – sulla base dell’esperienza storica – potrebbe corrispondere ad una crescita del Pil del secondo trimestre di -0,5 per cento, cioè un dato peggiore di quello implicito nella previsione del governo, ma decisamente migliore di quello implicito nelle previsioni di Confindustria. L’ipotesi della Banca d’Italia nella tabella potrebbe essere compatibile con un -0,5 nel secondo trimestre, associato ad un terzo trimestre anch’esso negativo e un Pil piatto nel quarto trimestre. Anche in questo caso il ritorno alla crescita sarebbe rimandato al 2013.

Idee diverse sulla crescita

La Confindustria e il governo hanno idee molto diverse sulla crescita 2012. Si può provare a capire di più sulle differenze di previsione facendo un po’ di aritmetica trimestrale, cioè tenendo conto che le previsioni annuali sono il risultato di come va l’economia nei trimestri. Dall’aritmetica dei Pil trimestrali viene fuori che Confindustria è – probabilmente – troppo pessimista. Emerge anche che il governo è – quasi certamente – troppo ottimista. Ad oggi, una stima di meno 2 per cento è quella più coerente con i dati a disposizione sulla produzione industriale, un indicatore molto correlato con l’andamento del Pil. Se il Pil diminuirà del 2 per cento, il deficit pubblico 2012 potrebbe salire di circa mezzo punto rispetto all’obiettivo di 1,7 per cento del Pil preventivato nel Def. Ma la stima del governo era già prudente: si può quindi ritenere che l’aumento del deficit 2012 potrebbe essere di pochi decimi di punto percentuale, il che renderebbe, probabilmente, inutile una manovra aggiuntiva.

*Francesco Daveri insegna Scenari Economici presso l’Università di Parma. E’ anche docente nel programma MBA della SDA Bocconi. Ha svolto attività di consulenza per la Banca Mondiale, la Commissione Europea e il Ministero dell’Economia. La sua attività di ricerca riguarda la relazione tra le riforme dei mercati, l’adozione delle nuove tecnologie e l’andamento della produttività aziendale e settoriale in Italia, Europa e Stati Uniti. Il suo libro più noto è Centomila punture di spillo (scritto con Carlo De Benedetti e Federico Rampini, Mondadori 2008). Scrive sul Corriere della Sera.