”Ogni governo deve rispondere del mandato che gli è stato assegnato. Noi dobbiamo ricostruire le condizioni di stabilità, reintrodurre il rigore nella rete economica e sociale e nell’azione pubblica. Questo governo non deve disegnare una visione di lungo periodo, questo spetta solo all’esecutivo che emergerà da una competizione elettorale vera”. Così Fabrizio Barca, ministro per la Coesione territoriale, in un’intervista a Repubblica. Il governo Monti ha fatto le cose “indispensabili”, ma non “sotto dettatura” della Ue e dei mercati, afferma Barca. “Il problema semmai è un altro: in una situazione di grandissima confusione, nessun paese può permettersi di essere un pò pazzerello come è capitato per un periodo a noi. Se lo fa, tutti si convincono che è quello da attaccare. Quello sul quale la speculazione può ottenere risultati”.

Sul taglio del rating “a me sembra che la confusione sia soprattutto di Moody’s. Quando mancano le grandi istituzioni mondiali, questi signori non sono in grado di fare analisi particolarmente lucide. Non è che siano persone di particolare finezza. Riflettono l’ultima chiacchierata fatta in un salotto”. Il responsabile del dicastero per la Coesione territoriale dice: “Non credo ai complotti. Ma nella situazione di incertezza che si vive a livello internazionale, basta un respiro per aggregare convincimenti in quelle mille persone che comprano o vendono titoli. Ma saremo in grado di essere convincenti”. Per il ministro, che esclude una sua candidatura nel 2013, si inizia a vedere la luce in fondo al tunnel. “La macchina sta ripartendo, faccio molto affidamento sui provvedimenti presi per lo sviluppo. Se il settore delle costruzioni e quello manifatturiero ritroveranno la tranquillità nel credere che si può investire, allora la ripresa potrà prendere il via già durante la vita di questo governo”. C’è poi una riflessione sulle riforme: “la nostra storia degli ultimi 23 anni è una storia fatta di mancate riforme, il Paese ha cercato di riformare se stesso ma i risultati sono stati modesti. Per lo sviluppo serve una visione che solo un mandato elettorale può attribuire”.

Nell’intervista l’economista interviene anche sui fondi europei e il caso Sicilia. “Il problema Sicilia esiste. Usa solo il 14,5% dei fondi che arrivano. Nel Sud non è tutto così. La Basilicata arriva al 34%. Ma bisogna capire che fondi strutturali sono una grande opportunità per la ripresa”.