Il piccolo risparmiatore, che investe il poco che ha per ottenere un rendimento che lo preservi dall’inflazione, desidera che il valore dei titoli che ha acquistato aumenti, sperando di massimizzare il suo guadagno; questa è la logica che animava, in tempi passati, ma non troppo remoti, anche gli investitori medi e grandi ed è una logica normale, che si applica a mercati normali sui quali operano persone normali. Chi infatti potrebbe desiderare che il valore dei titoli che ha decrescesse? La risposta immediata è: nessuno nel possesso delle sue facoltà mentali. Invece, qualcuno c’è; in questo mondo alla rovescia, dove la sostanza e l’essenza, sono state sostituite dall’apparenza, dove l’impegno e la cultura sono state rimpiazzate dall’intrattenimento, dove le professioni che una volta costituivano la parte produttiva delle nazioni, galleggiano sull’orlo dell’indigenza mentre si ricoprono d’oro intrattenitori sportivi e venditori di pettegolezzi e di anestesia mentale, ebbene, in questo mondo c’è chi ha interesse che i titoli che maneggia si svalutino.

Succede che esseri spregevoli possano farsi prestare da compiacenti compari masse enormi di titoli dietro un compenso percentuale, con la promessa di restituirli a una certa data. Il bravo speculatore li colloca poi sul mercato e realizza denaro, dopo di che ha il problema di riacquistare quei titoli entro la data in cui deve restituirli, a un prezzo sufficientemente inferiore da compensare la percentuale che dovrà pagare per l’affitto lasciandogli un buon margine di guadagno o, meglio, di lucro o, meglio ancora, di bottino. Il sistema si chiama “vendita allo scoperto”, o “short” ed è in uso già da parecchio. Quando il pescecane decide di lucrare con queste transazioni surreali aggredendo imprese, queste vedono precipitare il loro valore azionario; quando lo fa sui titoli sovrani di una Nazione, questa è costretta a emettere titoli con valore di collocamento più basso a parità di prezzo di riscatto facendo lievitare gli interessi sul suo debito.

Sin qui il meccanismo “emerso”. Come ogni iceberg che si rispetti, però, ciò che si vede è solo la punta; due terzi stanno sott’acqua; ed è lì, in quella fogna, che nuotano felici gli speculatori con i loro compari di merenda; infatti, potrebbe non bastare a far calare i valori dei titoli una prevista pubblicazione di dati economici infausti; oppure potrebbero esserci incidenti di percorso che portassero, ohibò, a far crescere il valore di quei titoli che invece devono collassare per consentire a qualche cravattaro incravattato di continuare a prosperare; basterebbe, per esempio, che da un summit europeo si vedessero spiragli per un sostegno efficace agli Stati, ipotizzando, che so, uno scudo anti-spread da utilizzare per calmierare i tassi; una notizia così potrebbe dare ottimismo ai risparmiatori e far salire i valori di mercato dei titoli di quelle nazioni. Lo squalo (verrebbe meglio il porco, ma i porci non nuotano e sono meno voraci) che avesse appena iniziato una delle sue speculazioni da miliardi di € sarebbe fortemente contraddetto e rischierebbe di rimetterci, poveretto. E qui sarebbe utile per lui un aiuto sommerso, in quell’acqua torbida dove la pantegana in grisaglia pesca benissimo; l’aiuto potrebbe essere, per esempio, una dichiarazione di un politico che annunciasse che farà cadere un governo, o un ministro che dichiarasse che i costi dello stato sociale sono insostenibili, oppure una società di rating compiacente che declassasse con tempismo perfetto il debito di una specifica nazione.

Lo ammetto, mentre nella prima parte ho descritto un meccanismo reale, ancorché pazzesco, nella seconda ho fatto un volo di immaginazione, fantasticando che ci siano entità stimate e con reputazione disposte a fiancheggiare quelli che una Società che possa dirsi tale dovrebbe considerare dei rifiuti (in quanto disposti a sopirsi la coscienza circa l’esito dei loro arricchimenti, cioè maggiore povertà e frustrazione degli sforzi di intere popolazioni per tirare avanti), facendolo in modo subdolo, utilizzando la loro autorevolezza mal riposta per orientare i mercati in una direzione opposta a quella nella quale il buon senso dice che dovrebbero andare; volo di fantasia, senza fondamenti.

Veniamo ora alla cronaca: dopo mesi di lotta con lo spread, si è visto un barlume di luce nel risultato del summit della UE che ha deciso di varare (con lentezza, colpevole lentezza) qualche misura per contenere spread considerati irrealistici; quello italiano è calato di qualche punto; ieri Moody’s, una delle tre agenzie di rating alle quali si è dato il diritto di certificare la solidità di aziende a nazioni, ha declassato di due scalini l’affidabilità dei titoli di stato italiani; lo spread è risalito, ma non enormemente; uno speculatore che avesse avuto interesse a una risalita maggiore non sarà stato pienamente soddisfatto; i cittadini europei delle nazioni finanziariamente più deboli, invece, hanno corso (e corrono) il rischio di sentirsi dire che i sacrifici imposti non sono sufficienti e che occorre tagliare ancora un po’ di stato sociale; un effetto collaterale che però non credo turbi più di tanto né gli speculatori né gli spara sentenze.

Il mondo continua la sua marcia ottusa nel virtuale, in un paradigma nel quale non si acquistano partecipazioni (azioni) di aziende perché si pensa che con buone tecnologie e sistemi produttivi possano pagare futuri dividendi, ma per speculare al rialzo o al ribasso sul loro valore cartaceo di borsa; dove non si acquistano titoli di stato come un investimento, ma si noleggiano, per lucrare sul loro ribasso foriero di disgrazie per masse di cittadini e dove, quando si prospetta di introdurre meccanismi disincentivanti le manovre speculative, ci sono capi di governo che invitano gli speculatori a trasferirsi nella propria nazione, dove quei meccanismi non ci saranno.

La ragionevolezza o il buon governo non saranno sufficienti a sconfiggere il nemico in questa guerra per la sopravvivenza ma, quel che è peggio, mi sembra che senza una riscrittura radicale di regole, norme di comportamento, valori e, non in ultimo, di ciò che serve alla società umana rispetto a quello che la fa regredire, continueranno a circolare tra noi avvoltoi calzati Church’s senza neppure che qualcuno li guardi negli occhi appunto come avvoltoi anziché come persone rispettabili.