Qualche tempo fa, in piena era retromaniacale, l’avevamo rivisto al fianco di J Mascis nella line up originale dei primi Dinosaur Jr. riformatasi in occasione dell’uscita di Beyond, a vent’anni di distanza da Bug: il terzo album della band aveva segnato all’epoca una cesura netta tra i due e l’uscita di Lou Barlow dalla band. Il loro sodalizio musicale risaliva al periodo hardcore punk dei primi Ottanta quando avevano mosso i primi passi nei Deep Wound, gruppo responsabile di una manciata di pezzi e di 7” che non hanno lasciato grosse tracce. Il nucleo della formazione, con l’aggiunta del batterista Murph, andrà a comporre quei Dinosaur Jr. che esordiranno con Dinosaur nel 1985: do-it-yourself all’ennesima potenza per quel disco letteralmente fatto in casa, dalla copertina in bianco e nero in tutto e per tutto freak, che inaugurava il percorso di una delle più importanti band americane a partire dall’indimenticabile Forget the Swan.

All’epoca si chiamavano soltanto Dinosaur ed infatti le prime copie in vinile su Homestead riportavano questa dicitura sulla copertina ma per questioni legali il nome della band venne a breve modificato con l’aggiunta del suffisso Jr. Con lo storico You’re Living All Over Me il passaggio alla SST (label regina assoluta dell’America degli Ottanta) caldeggiato dai Sonic Youth e poi la pubblicazione di Bug nel 1988, prima che J Mascis proseguisse da solo con la medesima ragione sociale. Non era finita bene tra i due, qualche tensione di troppo e le frustrazioni di Barlow che probabilmente sentiva di non godere di considerazione e protagonismo adeguati. Due galli in un pollaio, si sa, non vanno troppo d’accordo.

Da quel momento l’ormai ex bassista dei Dinosaur Jr. si getta a capofitto nel suo progetto solista, Sebadoh. Inaugurazione con un disco torrenziale, The Freed Man (Homestead, 1989), un profluvio di una trentina di pezzi di folk a bassa fedeltà, eredi dell’etica ed estetica punk, della durata media di un minuto e mezzo ciascuno. E le cose non cambiano molto nemmeno con il seguente Weed Forestin’, pieno di brevi canzoncine bislacche, ben rappresentate dall’iniziale Temporary Dream: trattasi sempre di materiale “fatto in casa” e risalente ad un paio d’anni prima, già pubblicato in cassetta con il moniker di Sentridoh.

Con Sebadoh III, che vede l’ingresso di Jason Loewenstein in formazione, il suono diventa quello di una vera e propria band ed il disco lascia il segno. Bubble and Scrape, nel 1993, inscrive i Sebadoh a pieno titolo in una fantastica cerchia di band noise-rock che avevano letteralmente definito il suono imperante ed identificativo di quel periodo, sulla scorta della lezione di progenitori quali Sonic Youth e Butthole Surfers: band americane come Pavement, Polvo, Trumans Water e Sebadoh saranno letteralmente accomunate in quella prima metà dei Novanta da sonorità ed attitudine riconoscibilissime. Verrà mantenuta l’estetica lo-fi di fondo delle origini che però, con il passare del tempo, virerà ed in qualche modo si snaturerà sempre più in direzione di registrazioni in studio più rotonde, pulite e professionali rispetto agli arruffati ed arrabattati esordi casalinghi.

Se Bubble and Scrape rappresenta in qualche modo uno degli apici della carriera di Lou Barlow, l’artista si mantiene a buonissimi livelli anche con i seguenti Bakesale ed Harmacy, denunciando il raggiungimento della pienissima maturità compositiva proprio nel bel mezzo degli anni novanta. Di quell’ultimo scorcio di secolo sono anche i dischi registrati con l’altra sua creatura The Folk Implosion. Dire che il Nostro è autore prolifico è un eufemismo.

Se i Sebadoh sono addirittura al lavoro su “roba nuova”, come annunciato sulle loro pagine web, quello che sentiremo lunedì 16 luglio all’Hana-Bi (ingresso gratuito, unica data nazionale, in collaborazione con Strade Blu) sarà il Lou Barlow solista che tra 2005 e 2009 ha dato alle stampe Emoh e Goodnight Unknown, dischi dalla forma lievemente più pop, tradizionale e cantautorale rispetto all’attività con le sue band.