Molti Comuni colpiti dal terremoto non avranno la possibilità di sistemare edifici pericolanti, pur avendo i soldi in cassa, a causa del famigerato patto di stabilità, un meccanismo contorto e perverso che, senza distinguere i comuni virtuosi dagli spreconi e inefficienti, obbliga ormai da anni le amministrazioni pubbliche ad un immobilismo sostanziale, mettendo al contempo le imprese locali che forniscono beni, servizi e opere all’ente locale sull’orlo del collasso, perché non pagate.

Siamo all’assurdo: mentre il Governo centrale predica austerità, buonsenso, rigore, sobrietà, imponendo agli enti locali sacrifici enormi senza distinzione di sorta (premiare i virtuosi, punire gli scialacquatori del pubblico denaro), in un momento di difficoltà economica e di default del sistema, si insiste a percorrere la stessa strada con gli stessi mezzi: quella della crescita infinita, a tutti i costi, che è una strada chiusa, a senso unico e senza sbocchi.

Da Roma giunge chiaro il segnale (leggi, regolamenti, circolari, moniti…) dei tagli: dovete risparmiare, basta sprechi, inefficienze, privilegi. Come non essere d’accordo, di fronte a parole d’ordine di questo tipo? Il problema è che non ci si sforza di distinguere il buono dal cattivo, ciò che funziona e crea occupazione, servizi, efficienza, da ciò che puzza di marcio dalla testa ai piedi.

Si dice di smettere di investire in opere inutili ma non si toccano quelle che inutili lo sono per davvero: come l’acquisto dei cacciabombardieri F35, o l’alta velocità da 20 miliardi di euro messa ora in discussione non più solo da un pericoloso gruppo di sovversivi di valle ma dalla stessa Francia (è notizia di ieri, n.d.r.).

E mentre l’Europa sancisce che dal 2020 non sarà più consentito bruciare materie prime seconde recuperabili, dalle nostre parti si continua a fabbricare strumenti di polveri sottili e sottilissime, come i forni inceneritori… 

Se a tutto questo aggiungiamo la sovrapposizone e moltiplicazione di leggi e leggine, enti e competenze che rendono la quotidianità delle pubbliche amministrazioni un gioco di carte e burocrazia, pareri discordanti e perdite infinite di tempo a discutere e decidere del nulla, si capisce chiaramente che il futuro che ci attende ha il colore del nero. Pesto. 

Si cambi strada, in fretta. Il rischio, sempre più evidente, è quello di andare a sbattere. E di farsi molto male!