Torna Berlusconi. Non torna. Monti si candiderà. Non si candiderà. Sel non è ancora morta. O forse sì. Renzi è berlusconiano. No dai… L’estate si avvicina, i raid speculativi d’agosto incombono, l’Euro trema, e noi rivediamo increduli Berlusconi Forever, ieri su La7. Increduli mica per lui, che come tutti può fare e dire quello che vuole. Né lui né gli altri né l’Euro sono il problema. Durante il film riproposto da La7 era evidente. Il problema siamo noi.

Ci siamo fatti raccontare storie assurde, impresentabili, per vent’anni, da un piazzista sorridente e opportunista. Ha detto e negato sé stesso decine di volte, ma senza che milioni di persone perdessero fiducia. Oggi milioni di italiani come me lo aspettano, gli stessi che urlano per la crisi, invece di cambiare vita. Il problema non è chi straparla, ma chi lo sta a sentire. Lo stesso vale per Monti, che fa bene il suo lavoro. Quel lavoro lì, all’interno di questo sistema, con queste regole, si fa così. Il problema non è lui, ma il sistema, come è congegnato, le sue regole, chi vi aderisce. Cioè noi.

Nessuno dice che il sistema è sbagliato, né noi né la politica, anche se è di candida evidenza. Tutti sperano solo che funzioni al meglio, che il PIL macini quel che deve, che i consumi riprendano e i magli delle aziende spingano. Se circolasse nuovamente denaro tutti riprenderebbero a comprare, lavorando ancora di più, consumando, sprecando, producendo rifiuti, beni inessenziali. Dopo il primo anno di crisi, con un calo dei consumi del 4,6%, migliaia di aziende chiudevano. Ma che razza di prodotti inutili producevano, che dopo appena un anno di crisi la gente ha smesso di colpo di comprarli?

Finanza, economia e politica si agitano per sostenersi negli anni della fine del mondo. Si avviluppano come anguille nel cesto, non sanno trovare un punto su cui fare forza. Noi saremmo il pescatore, in grado di attaccare o staccare la spina, ma attendiamo di vedere cosa fanno le anguille, da prede rese imperatori. Siamo noi a sostenere un’economia o un’altra, a scegliere tra le opzioni; siamo noi a sfiduciare o rieleggere la politica, a scegliere tra uomini e sistemi; siamo noi, soprattutto, a vivere preoccupati e stanchi, oppure sobri e quieti. Lontani ormai da ogni dignitosa libertà, da ogni orgoglio di individui, assistiamo, anzi, partecipiamo alla più oscena commedia mentre potremmo prendere, alzarci, uscire, iniziare a vivere diversamente, smettendo di urlare, far finta di indignarci, cambiando tempi, luoghi, modi. Posando il cestino sulla riva, sotto il sole, lasciando sole le anguille agonizzanti. Tornando a vivere.

Finito il film, ieri sera, non ce l’avevo con Berlusconi, ce l’avevo con noi.