Per “senso di responsabilità” si è dimesso, per “senso di responsabilità” si ricandida. Silvio Berlusconi scende di nuovo in campo. E la storia si ripete. Come nel 1994 anche oggi l’impegno in politica appare l’unica via per salvare il salvabile di un patrimonio che si sta rapidamente consumando in spese personali (circa 100 milioni annui tra mantenimento delle Olgettine, delle ville e dell’ex moglie Veronica Lario) e che lo hanno costretto a mettere in vendita le ville di Antigua e tentare di attuare una sorta di spending review.

Insomma per salvare la “roba” Berlusconi si ricandida. Ma anche per salvare se stesso dai processi e le sue aziende dalla crisi. Preoccupato certamente dal caso Ruby e in attesa della pronuncia della Cassazione sul ricorso presentato sul Lodo Mondadori: 560 milioni versati alla Cir di Carlo De Benedetti che l’ex premier (e soprattutto la figlia Marina) rivogliono veder tornare indietro.   

Questioni di famiglia   

Le aziende poi hanno smesso di registrare (e regalare) utili. Fininvest ha chiuso il bilancio 2011 con un indebitamento di 2,07 miliardi di euro, circa la stessa esposizione che aveva nel 1993 (1,7 miliardi di euro). Poi la discesa in campo cambiò tutto. Nel 2005, alla scadenza del secondo Governo Berlusconi, l’azienda distribuì ai soci cedole per un miliardo mentre nel 2010 chiuse il bilancio con un utile di 160 milioni. La permanenza a Palazzo Chigi ha coinciso anche con una costante crescita del reddito personale: dai 14 milioni dichiarati nel 2008, anno in cui Berlusconi torna a Palazzo Chigi per la terza volta, fino ai 48 registrati nel 2011.   

Ma come si allontana dalla presidenza del Consiglio cominciano i guai. Mediaset, ad esempio, nel primo trimestre 2012 ha chiuso con un utile di 10,3 milioni di euro contro i 68,4 dello stesso periodo del 2011 poi chiuso con 225 milioni di utili e 1,77 miliardi di indebitamento. E poi c’è il Milan, poche gioie e tanti dolori. È dovuta intervenire Fininvest nel 2011 per ripianare i conti della squadra, in perdita di 67,3 milioni, così da permetterle di rispettare le regole Uefa. Ma la società di via Turati è una cambiale continua per il Cavaliere, che tenta da anni di venderla, senza però riuscirci. Ma ora gli sarà utile, come negli ultimi venti anni, a fini elettorali. Una corsa, quella alle politiche del 2013, che si annuncia dunque importante. Per Berlusconi. Che anche a Piazza Affari soffre notevolmente.

La settimana del passaggio di consegne a Mario Monti la famiglia del Cavaliere lasciò in borsa 160 milioni. Una perdita secca di circa 100 milioni di euro per Silvio Berlusconi, di 13 milioni ciascuno per Marina e Piersilvio e di 34 milioni in tutto per Barbara, Eleonora e Luigi, i figli del premier e di Veronica Lario.   

La colpa da smacchiare   

Ce n’ha dunque da recuperare. Lui che è un vincente poi non ha mai digerito l’essere passato per il colpevole del tracollo economico del Paese. “Per lui è sempre stato una sconfitta sul piano dell’immagine e soprattutto non l’ha mai accettato anche perché non è così”, spiega al Fatto Paolo Romani, ex ministro e amico fidato di Berlusconi. Romani però garantisce che la decisione di scendere nuovamente in campo non è stata compiuta per salvare le sue aziende e se stesso dai processi ma per responsabilità. “Berlusconi ha fatto molte cose nella vita che voleva fare, molte altre le ha fatte perché doveva: questa credo rientri nella seconda categoria”, spiega Romani. Che ricorda i giorni della caduta di novembre. “Li ho vissuti minuto per minuto e fu solo un passaggio politico, di risvolti economici non ce n’erano mi creda”. Si candida per dovere, dunque, ma “anche perché lui è un vincente e sa che può ancora farcela, del resto la situazione cambia rapidamente e il vento dell’antipolitica è strano, tutto è da definire”. Compreso nome del partito e liste. Ma una cosa è certa: Berlusconi ha voglia di tornare, sa che i giornali torneranno a occuparsi di lui, che il sipario sulla sua vita privata si rialzerà non solo in Italia ma anche in Europa, vissuto con profonda preoccupazione. Ma è in fondo questo che al cantante da crociera manca: la ribalta.

Il Fatto Quotidiano, 12 Luglio 2012