Promettono battaglia i “dissidenti” espulsi dal Pd piemontese. Ieri sera, durante una partecipata riunione in Val di Susa, l’ex sindaco di Avigliana Carla Mattioli (oggi assessore all’Ambiente), il vicesindaco Andrea Archinà, il consigliere comunale (già vicesindaco) Arnaldo Reviglio e l’ex presidente del Consiglio comunale Piero Garbero, hanno annunciato ricorso contro quello che ritengono un provvedimento illegittimo nei loro confronti.

L’incontro di ieri aveva come titolo “Dall’espulsione al partito che vorremmo”. I quattro “dissidenti” hanno definito “ingiustificato sotto molti profili sia formali che sostanziali” il provvedimento di espulsione, indicandolo come un atto “incompatibile con i principi di un partito che si definisce “democratico””. Ma hanno anche annunciato le loro prossime mosse: “Vogliamo proporre l’apertura di un dibattito serio e propositivo su un evento che ci addolora e ci indigna allo stesso tempo e sulla direzione che riteniamo il partito democratico debba prendere per affrontare la difficile situazione che il nostro Paese sta attraversando”, fanno sapere.

Il partito li ha messi alla porta perché nelle ultime elezioni amministrative di Avigliana hanno sostenuto e sono stati eletti (tranne Piero Garbero, non confermato) in “una lista contrapposta o diversa da quella autorizzata dal Partito democratico”. I quattro hanno infatti appoggiato l’elezione a sindaco dell’insegnante di musica Angelo Patrizio, candidato della lista “Avigliana città aperta”, in cordata con il Movimento 5 Stelle, Sel e Movimento no Tav. Contrapponendosi di fatto all’altra lista civica, “Grande Avigliana”, che proponeva come sindaco Aristide Sada, sostenuto apertamente dal Pd e dal segretario Pier Luigi Bersani, e che godeva dell’appoggio anche di alcuni esponenti del centro destra.

“Noi abbiamo cercato di coinvolgere i cittadini agendo in continuità con l’azione amministrativa precedente” spiega Carla Mattioli, che di Avigliana è stata sindaco per due mandati successivi “e la cittadinanza ci ha premiato, non solo eleggendo a sindaco Angelo Patrizio con il 47,79 per cento dei voti (Sada si è fermato a 34,44, ndr) ma confermando anche tre nomi tra i Pd “dissidenti”. Nessuno dei nomi indicati ufficialmente dal Pd è invece stato eletto”.

Il risultato dell’elezione amministrativa è stata però la goccia che ha fatto traboccare un vaso di rapporti già tesi. Il circolo Pd di Avigliana, che è stato commissariato, sin dalla sua fondazione ha infatti vissuto al suo interno forti contrapposizioni in merito alle posizioni sull’Alta velocità e i quattro espulsi erano già finiti in passato di fronte ai probiviri del partito democratico per le loro posizioni. Eppure ancora oggi che il Pd ha imboccato decisamente posizioni favorevoli alla Tav, le loro posizioni restano tutt’altro che isolate. A sostenerli sono infatti anche i consiglieri regionali Nino Boeti, Davide Gariglio, Mauro Laus, Stefano Lepri e Gianna Pentenero che all’indomani dell’espulsione hanno parlato di “purghe” interne al partito, sottolineando la contraddizione dell’alleanza con il Pdl ufficialmente perseguita dal Pd, “alleanza peraltro sonoramente bocciata dagli elettori”.

“Io non sono la pasionaria no tav di cui parla il partito a Torino” ci tiene a chiarire Carla Mattioli, che ha 58 anni e quando non fa il sindaco insegna italiano e storia nelle scuole superiori. “Le persone ci hanno votato perché ci siamo dedicati alla politica senza altri interessi. Cerco solo di essere coerente con le mie idee, moderata, e continuo a credere in quello in cui credono le donne. Ci si mette il grembiule, ci si tira su le maniche, si toglie l’erba all’orto e si mette in tavola il piatto di pasta. Insomma si prova ad accudire la propria comunità”.

Le chiediamo perché insiste a voler restare nel partito democratico: “La mia è stata la prima tessera di Avigliana” ci racconta ancora con un certo orgoglio. “Io sono sempre stata un’indipendente e ho aderito la prima volta ad un partito prendendo la tessera dal Pd nel 2007. Ero convinta di trovare una realtà politica capace di conciliare alcuni valori cattolici che fanno parte della mia tradizione familiare, con i valori storici della sinistra, dall’attenzione allo stato sociale, all’uguaglianza dei cittadini, ai diritti dei lavoratori”. Perché vuole restare è presto detto: “Credo che il partito sia in crisi e che occorra lavorare da dentro per far prevalere certe posizioni e certe alleanze. Per me bisogna allearsi con il partito di Vendola. Certo che se invece il partito ipotizza alleanze anche con il centro destra, fregandosene di quale sia la loro politica e la loro visione del mondo, allora è vero che io in questo partito non ci sto a fare niente”.