Se non fossi appassionato di politica e, soprattutto, una specie di addetto ai lavori, avrei smesso da tempo di seguire i retroscena politici. Ogni giorno i quotidiani nazionali sono riempiti di paginate di articoli che valgono per le poche ore successive alla stampa. Leggere la cronaca politica in queste settimane è diventato un esercizio inutile, perché ogni affermazione definitiva può essere comodamente smentita qualche tempo dopo, perché nel frattempo irrompe lo spread, i mercati, la legge elettorale, l’imponderabile.

Eppure Gianfranco Rotondi (Pdl) qualche mese fa aveva dato una lezione di comunicazione politica che in molti hanno ignorato: “la parola del politico vale solo per il momento in cui è stata pronunciata”.

Purtroppo il retroscena fine a se stesso può avere un senso editoriale e fin quando lo avrà ce ne libereremo a fatica. È un formato narrativo/evolutivo (devi leggere il giornale il giorno dopo per vedere come va a finire), è estate e dunque ci sono più luoghi e momenti della discussione informale (il mitico ombrellone). Ma soprattutto, essendo grande la confusione sotto il cielo, ci si aggrappa alle indiscrezioni.

Ma se io avessi sostituito la parola ‘retroscena’ (politico) con la parola “calciomercato“, cosa sarebbe cambiato nell’analisi? Nulla. C’è solo una differenza: il calciomercato appassiona i tifosi, la politica non appassiona più. 

Leggere i quotidiani ti dà sempre più spesso la sensazione di un mondo (molto romano, in verità) che si parla in codice. Il politico X rilascia un’intervista al giornale A, il politico Y gli risponde rilasciando un’altra intervista al giornale B. L’editorialista 1 del quotidiano C risponde all’editorialista 2 del quotidiano D. E si va avanti così, per giorni. Nulla cambia, nessuno chiede scusa per la cretinata scritta il giorno prima, i lettori perdono progressivamente fiducia nel sistema dei media, i titoli diventano sempre più grandi, urlati e allo stesso tempo fatalmente incerti e provvisori.

Oggi si è raggiunto uno dei punti di picco di questa degenerazione. A mio avviso si sta parlando e si parlerà di due non-notizie. Annunciate con l’assertività e la solidità propria di affermazioni che cambieranno la storia della politica italiana, hanno a mio avviso un tasso di attendibilità poco più che nullo.

Monti: “Non mi candido nel 2013” – cosa succederà se Angela Merkel (o Barack Obama, o l’Europa, che tante cose ci chiede, o i mercati, la cui proverbiale insicurezza richiede uomini forti per momenti difficili) si esporranno per garantire una continuità a questa esperienza di governo? Cosa succederà se le principali forze politiche italiane convergeranno sul suo nome per il bene dell’Euro e del mondo intero? Monti e il governo dei tecnici hanno orgogliosamente rivendicato la loro scelta di prendere in mano l’Italia perché civil servants, uomini di Stato. Si può smettere di essere uomini di Stato con l’emergenza (per cui Monti è diventato Premier) ancora in corso? Io credo di no. E dunque non credo all’assolutezza di questa affermazione. 

Berlusconi si ricandiderà Premier – Il leader del Pdl (Alfano, mi scusi) si è dimesso non per Ruby, non per lo spread, non per le agitazioni del Pdl, non per Fini, non per la disoccupazione crescente, non per il fallimento della rivoluzione liberale. Ma ha annunciato le dimissioni nel giorno (8 novembre) in cui Mediaset arrivò a perdere oltre il 9%. Questo non è un retroscena, ma è ciò che Ennio Doris, uomo di fiducia di Berlusconi, dichiarò a La7 a gennaio. Questa storia chiarì definitivamente (per chi avesse ancora qualche dubbio) quali siano le priorità dell’uomo: prima le mie aziende, poi l’Italia. I mercati hanno un’arma di persuasione troppo più forte rispetto ai presunti sondaggi favorevoli di cui si parla oggi

Berlusconi e Monti, come Ibrahimovic e Balotelli, come Renzi e D’Alema sono nomi da calciomercato, o da campagna elettorale. Polarizzano, non mettono tutti d’accordo, suscitano simpatie o antipatie molto forti. E fanno vendere i giornali. Fino a quando non si stuferanno tutti, chiaramente. 

nb. chi è l’unico personaggio che può apparire sui giornali sia per i retroscena politici che per il calciomercato?