Il presidente della camera di commercio di Reggio Emilia, Enrico Bini, è da molto tempo in prima linea nella lotte alle mafie nel suo territorio. Intervistato dal fattoquotidiano.it lancia l’allarme sui lavori di ricostruzione del terremoto e annuncia tre corsi di aggiornamento per aiutare gli esponenti dell’economia legale ad individuare e difendersi dalle aziende legate alle mafie. Il primo incontro si terra il 14 luglio all’hotel Classic di Reggio Emilia e tratterà delle infiltrazioni nel settore dei trasporti.

Quant’è grave la situazione delle infiltrazioni mafiose in Emilia Romagna?

Non è facile stabilirlo. Qui ci sono ancora poche indagini, la maggior parte delle inchieste che ci hanno coinvolto arrivano quasi tutte da altre regioni. Confido che aver istituito la Dia possa aiutare in questo senso. Non siamo al livello della Lombardia, del Piemonte o della Liguria, la presenza delle mafie qui non è ancora così radicata, ma ci sono molti soggetti pericolosi. I settori dove le infiltrazioni sono già molto importanti sono quello edilizio e dei trasporti e i vari gruppi operano in accordo fra di loro. La situazione non è affatto semplice.

L’atteggiamento delle istituzioni è quello della negazione o s’incomincia a prendere consapevolezza del problema?

A Reggio Emilia c’è stato un crescere di iniziative e di consapevolezza, importanti prese di posizione grazie anche all’arrivo del nuovo prefetto Antonella De Miro che conosce molto bene queste problematiche. Sono stati prodotti molti protocolli adesso però bisogna stare attenti e applicarli, e non farli diventare un alibi

Ora ci sono i lavori di ricostruzione per il terremoto, che rischi ci sono?

Rischi reali anche se il presidente Errani si sta muovendo molto bene. Bisogna però fare presto perché rischiamo di essere un po’ in ritardo, soprattutto per quanto riguarda i privati. Le ditte mafiose possono proporre offerte bassissime con grossa disponibilità di uomini e di orari. Anche per lo smaltimento dei rifiuti tossici che si trovano fra i resti delle case e dei capannoni possono offrire prezzi bassissimi. Ai privati non sono ancora arrivati soldi né si sa quando arriveranno, il rischio in questa situazione è che a causa dei prezzi più bassi si passi sopra a dubbi sulla natura delle aziende. Qualcuno vorrebbe una white list, qualcun altro una black list delle aziende, ciò che conta è darci un’autoregolamentazione efficace.

Qual è lo sconto che può riuscire a fare un’azienda legata alle mafie?

Fino al 50%. Quando qualcuno fa una proposta del genere ad una gara bisognerebbe interrogarsi, ma visto che si risparmia non l’hai mai fatto nessuno. Ogni anno come Camera di Commercio mettiamo online i prezzi medi dell’opere, ribassi troppo alti dovrebbero far riflettere. Il sistema del massimo ribasso non può essere l’unico criterio, per questo abbiamo messo a disposizione delle forze dell’ordine un sistema elettronico che è in grado di fornire rapidamente la “storia della società” con gli amministratori, le quote e altri dati che aiutano le indagini. Faccio un esempio: la galleria sulla statale 43 è stata assegnata al 43% di ribasso, l’ha preso un consorzio conosciuto e stimato ma con un prezzo così baso ora bisognerà stare attenti a chi farà i sub-appalti.

Nel settore privato questi prezzi bassi si tramutano anche in un vantaggio per l’acquirente finale?

No, il guadagno viene assorbito e in ogni caso gli sconti sono soprattutto sulle gare pubbliche. Un ritorno diretto per l’utente finale non c’è.

Il 14 luglio ci sarà la prima parte di un corso di formazione per imprenditori sul tema delle infiltrazioni del mondo dei trasporti

La situazione nel settore è grave come in quello edile, ma si vede di meno perché a parte quelli per lo smaltimento dei rifiuti ci sono meno appalti . Nei trasporti è molto facile riciclare denaro, spostare droga, compiere reati ambientali. Spesso vengono usati autisti clandestini che in caso d’incidente grave hanno istruzioni di abbandonare il mezzo e fuggire, persone che vivono in stato di quasi schiavitù con orari massacranti e totalmente succubi perché i padroni delle ditte hanno in mano i loro documenti. Però non tutto può essere demandato alle forze dell’ordine, così abbiamo organizzato questo corso per aggiornare gli imprenditori e metterli al corrente delle strategie delle aziende mafiose, gli episodi, i gesti, le azioni.  In modo da riuscire a riconoscerle subito. Una società etica non può aspettare solo le forze dell’ordine. In autunno faremo altri due incontri: uno sugli appalti e uno sul commercio. Bisogna evitare che le aziende sane vengano messe fuori mercato non solo dalla criminalità organizzata ma anche dai singoli che lavorano fuori della legalità

Quali sono i casi limite nel settore dei trasporti?

Ci sono aziende che sono passate in poco tempo da 10 a 150 mezzi, proprietari che si spostano con la scorta e la macchina blindata. E’ un modo per affermare la propria forza. E’ importante individuare le persone: Michele Pugliese ad esempio prima di essere arrestato abitava a Brescello e lavorava tranquillamente. Questi corsi che proponiamo sono legati all’osservatorio sulla legalità della fondazione Caponnetto e quindi conosciamo le reti familiari e cerchiamo di diffondere queste informazioni. Cerchiamo di produrre statistiche, dare una spiegazione agli atti di violenza che accadano sul territorio.

Il potere delle mafie sul territorio è solo economico e d’intimidazione o influenza anche la politica?

Non abbiamo elementi che possano confermarlo. Al momento quindi non possiamo saperlo con certezza

Ma riescono a muovere voti?

Secondo me si, ce lo fa sospettare un’intervista televisiva dove alcuni soggetti hanno affermato di aver garantito le elezione di alcuni uomini politici.

Quant’è importante il ruolo dei colletti bianchi locali?

Fondamentale. I mafiosi sono arrivati qua grazie a questi signori con la faccia pulita. Questi uomini cerniera si sono arrabbiati quando si è incominciato a parlare di questi temi. Ma non è pensabile che una persona sconosciuta arrivi qua e dalla sera alla mattina possa trovare appalti, contratti di trasporto senza l’aiuto di qualcuno sul territorio. Dietro la vicenda che ha portato al sequestro di molti immobili ai casalesi in provincia di Reggio c’era anche una persona che solo dieci anni prima quando era arrivata qui dormiva in macchina. Nessuno si chiede mai come sia possibile realizzare queste enormi fortune in tempi cosi brevi. Noi non ce la facciamo, loro si. Bisognerebbe anche andare a guardare sulla gestione delle aree edificabili, un’indagine di questo tipo potrebbe aprire uno scenario inedito.

Inoltre c’è il problema del credit crunch e la conseguenza scarsa liquidità delle aziende

Questo è un grosso rischio, è difficile capire quanto sia diffuso perché c’è molta omertà anche qui a Reggio. In periodi di crisi aumenta il rischio di non riuscire a trovare finanziatori e finire nelle mani dei malavitosi. Stiamo preparando uno sportello in camera di commercio dove chi ha bisogno di segnalare questi fenomeni potrà farlo e trovare aiuto. Questo servirà anche a noi per capire le dimensioni del problema. Ogni tanto qui bruciano delle macchine, tetti di case ed è facile che dietro questi gesti ufficialmente senza spiegazione ci siano realtà di questo tipo

In uno scenario come questo quanto influisce la vicinanza con San Marino?

Influisce molto. Perché è stato un buon appunto di appoggio a pochi chilometri dove si possono portare soldi senza molti controlli. Le inchieste partite da San Marino coinvolgono tutta la regione e anche in questo caso nessuno l’ha visto prima. Nessuno si è preoccupato  quando degli ‘ndraghetisti di Bologna portavano delle valigie con i soldi erano diventi i maggiori finanziatori di quella banca. E’ significativo.

Lei ha parlato dell’interessamento delle ‘ndrine addirittura per la ricostruzione dell’Iraq

Si, avevamo percepito durante alcune iniziative che avevamo organizzato  con diplomatici di quel paese qui a Reggio Emilia l’interessamento di personaggi “poco chiari”  che si prodigarono in regali ai funzionari e alle loro mogli. Trattandosi di un paese che sta uscendo dalla guerra e con una corruzione molto diffusa rappresenta un’ottima opportunità per le mafie, appalti milionari e controlli scarsissimi. Segnalammo la cosa al governatore di Baghdad perché non volevamo che la camera di commercio di Reggio Emilia fosse il tramite per queste persone, ma non sappiamo come sia andata finire.

Sul territorio emiliano  c’è solo la ‘ndragheta?

Ci sono loro, ci sono i Casalesi, ci sono i siciliani. Qua ci sono tutti.

di Daniele Rielli