”L’Italia é stata colpita duramente dalla crisi ed è probabile che la disoccupazione continui ad aumentare”: è quanto scrive l’Ocse nel suo ultimo rapporto sulle prospettive dell’occupazione, presentato oggi a Parigi. Secondo le stime, quest’anno il tasso dei senza lavoro dovrebbe arrivare al 9,4% per poi aumentare nel 2013 al 9,9%. Un dato a cui si aggiunge l’allarme precariato: secondo il rapporto, in Italia nel 2011 era precario il 49,9% della popolazione tra i 15 e i 24 anni. Nel 2010, lo era il 46,7% e nel 2009 il 44,4%. L’Ocse rileva soprattutto la crescita del dato generale che sia lo scorso anno che nel 2010 si era fermato all’8,4% e sottolinea che “diversi paesi – Grecia, Spagna, Italia e Portogallo – hanno annunciato o attuato riforme del mercato del lavoro per contrastare la dualità tipica del settore riducendo il gap tra la protezione di chi un lavoro ce l’ha e i lavoratori a tempo determinato”. L’impatto di tali riforme, prosegue l’organizzazione, “potrà essere ampliato da altre riforme strutturali che aumentino la competizione nei settori dove esistono grandi potenzialità di creare posti di lavoro come il commercio al dettaglio e i servizi professionali”. Anche perché – sottolinea il rapporto – ad oggi il costo occupazionale della crisi “non è stato distribuito in modo uniforme. Sono stati soprattutto i giovani e i lavoratori meno qualificati a perdere il lavoro”. Un dato che coincide con quello rilevato dall’Istat pochi giorni fa, con il numero dei senza lavoro nella fascia 15-24 anni che ha raggiunto il record del 36%. Come immediata risposta, invita l’Ocse, è necessario applicare “immediatamente e completamente”, le misure contenute nella riforma del lavoro che potrebbero “ridurre significativamente la segmentazione del mercato del lavoro”.

Ancora più diretto il commento di Stefano Scarpetta, vice direttore per l’Occupazione dell’istituto. Il pacchetto di riforme intraprese in Italia dal governo di Mario Monti – ha detto –  “è epocale”, ma ora bisogna attuarlo rapidamente perchè la sua messa in opera è “fondamentale”. Il pacchetto di riforme, ha proseguito Scarpetta, “è positivo perchè dà segnali ai mercati e può essere uno stimolo per gli investimenti”. Ma “per affrontare i problemi del mercato del lavoro c’è bisogno di crescita economica. E tutte le riforme devono essere messe in opera, perchè ora la loro attuazione è fondamentale”.“L’Italia – ha proseguito – deve far ripartire la crescita. Non si risolvono i problemi sociali senza crescita”. Quanto ai dati sulla disoccupazione, all’inizio “prevedevamo un aumento quest’anno e una stabilizzazione nel 2013. Ma ora c’è un’incertezza enorme. Se si danno risposte concrete lo scenario potrebbe anche migliorare”, ha proseguito Scarpetta, sottolineando che “l’attuale situazione è già abbastanza drammatica”.

Non va meglio in Europa e nei paesi Ocse in generale. A maggio infatti è stato raggiunto il nuovo massimo storico nell’area dell’euro con un tasso dell’11,1%, in crescita di 0,1 punti percentuali rispetto ad aprile e di 3,8 punti percentuali rispetto al 7,3%, il punto minimo registrato nel marzo del 2008. Il paese dell’area Ocse con il tasso di disoccupazione più elevato resta la Spagna (24,6%, in crescita dello 0,3%), seguita dal Portogallo (dato stabile al 15,2%) e dall’Irlanda (dato stabile al 14,6%), mentre quello con il tasso minore rimane la Sud Corea, dove il dato scende dello 0,2% al 3,2%. La disoccupazione femminile, invariata all’8%, resta leggermente superiore a quella maschile (7,9%). Complessivamente a maggio sono circa 48 milioni i disoccupati nell’area dell’Ocse: quasi 15 milioni in più rispetto all’inizio della crisi finanziaria iniziata alla fine del 2007. Per ritornare ai livelli pre-crisi occupazionale servirebbero la creazione di circa 14 milioni di posti di lavoro.

I più colpiti, in Italia come in Europa, sono ancora una volta i giovani. A maggio erano 11,9 milioni. E se il tasso di disoccupazione giovanile dell’area dell’Ocse resta a poco più del 16% nel maggio del 2012, invariato rispetto ad un anno prima, la variazione tra i singoli paesi oscilla da un minimo di circa l’8% in Germania ad oltre il 50% in Grecia e Spagna. Nell’area dell’euro passa dal 22,4% di aprile al 22,6% di maggio. Dall’inizio della crisi, nel 2007, l’occupazione giovanile è diminuita del 7% nell’area dell’Ocse. Nel periodo 2007-2011, rileva ancora l’Ocse, la percentuale dei giovani che erano disoccupati e non proseguivano gli studi “è fortemente aumentata in Spagna. In Irlanda è cresciuta di 5,4 punti, di 3,5 punti in Grecia e in Slovenia e di 2 punti in Estonia, Stati Uniti, Nuova Zelanda e Repubblica Slovacca. Al contrario è fortemente diminuita, di oltre un punto, in Germania. La principale preoccupazione, sottolinea l’Ocse, “è la disoccupazione giovanile e non l’aumento della loro inattività dopo i loro studi e la loro formazione. Tuttavia, in alcuni paesi, come il Belgio, l’Irlanda, l’Italia e il Lussemburgo, la quota dei giovani inattivi, che non studiano e non sono in formazione, è sensibilmente aumentata”.