Dentro i gabbiotti messi a presidio dei quartieri “caldi” di Parma, da qualche giorno gli agenti della polizia municipale non ci sono più. È il primo segnale con cui il sindaco Federico Pizzarotti ha voluto cominciare una nuova era in materia di sicurezza in città. “I gabbiotti erano praticamente inutilizzati e quindi inutili – spiega il primo cittadino del Movimento 5 Stelle – Così abbiamo deciso di liberare gli agenti dal presidio fisso”.

Un piccolo passo che però segna una netta rottura con l’era Vignali, in cui le dichiarazioni su sicurezza e ordine pubblico risuonavano nelle conferenze stampa e riempivano i titoli dei giornali. C’era la Carta di Parma sulla sicurezza, firmata nel 2008 da venti sindaci alla presenza del ministro Roberto Maroni (e poi dichiarata incostituzionale dalla Corte dei conti). C’erano le ordinanze del sindaco-sceriffo che poteva intervenire direttamente in materia di prostituzione, accattonaggio, abusivismo commerciale, e Parma era spesso al centro di vertici a cui partecipavano autorità e rappresentanti di città unite nell’intento di salvaguardare i cittadini dal pericolo del degrado urbano e della microcriminalità. Addirittura nel 2010 sono arrivati anche i rinforzi dell’esercito, con pattuglie miste a controllare i quartieri a rischio come l’Oltretorrente, il San Leonardo e il centro storico.

Tutto passato remoto, a detta di Pizzarotti, che alla figura del sindaco con le stellette da sceriffo preferisce una “nuova politica della sicurezza” che si concretizzerà nei prossimi giorni dopo gli incontri con le forze dell’ordine. Oggi in un primo vertice in prefettura sono stati discussi i problemi legati agli ultimi episodi di violenza avvenuti nel fine settimana in piazzale della Pace, storico teatro di risse e scontri negli orari notturni. “La situazione non ci è sfuggita di mano, come qualcuno ha accusato nei giorni scorsi – rassicura il sindaco – il problema di piazzale della Pace, così come altre zone dove c’è percezione di insicurezza, è di un progressivo degrado su cui è nostra priorità intervenire”.

Al vaglio c’è un nuovo regolamento per la gestione dell’ordine nei luoghi pubblici, per la movida di via Farini e di via D’Azeglio, per la Ghiaia, ma soprattutto nuovi metodi di applicazione e di rispetto delle norme. “I regolamenti e le ordinanze non vanno solo emessi, vanno fatti rispettare con un sistema di controllo. Ma – precisa Pizzarotti – non ci devono essere solo operazioni mirate al risultato di fine serata, ma un presidio che dia la sensazione di controllo durante tutto l’arco di svolgimento della serata”.  L’obiettivo è quello di trovare un compromesso tra le esigenze degli esercenti e quelle dei residenti, e per ora l’idea da presentare ai diretti interessati è quella di una limitazione del consumo di alcolici fuori dai locali, del volume della musica esterna, e di controlli mirati dalle 19 all’una di notte”.

La delega alla Sicurezza, che per ora è in mano al sindaco in attesa di essere affidata a un membro della giunta, segnerà comunque un nuovo passo rispetto alla tradizione delle ultime giunte di centrodestra, che prima di Pizzarotti hanno dovuto affrontare i problemi legati a movide cittadine e degrado nel centro storico.  “L’insicurezza – conclude Pizzarotti – non è un fenomeno degli ultimi mesi, e soprattutto non si combatte con l’installazione di gabbiotti pressoché inutilizzati, o attraverso le famose ordinanze dei sindaci sceriffi che altro non hanno fatto se non ledere i diritti degli individui”.

Nel programma dei Cinque stelle era previsto anche un aumento delle risorse per la valorizzazione delle forze di polizia e il rafforzamento della figura del vigile di quartiere, senza però i tanto contestati gabbiotti. Dopo l’abbandono dei presidi fissi della municipale, chissà se Pizzarotti deciderà di rimandare a casa anche l’esercito.