MA KE CAZZO VUOI CI AVETE ROTTO IL CAZZO VOI FALCONE E BORSELLINO.QUì CI SONO PROBLEMI SERI QUì NON SI PUO’ NEMMENO PIU’ MANGIARE E TU VAI IN CERCA DI VENDETTA INVECE DI FARE QUALCOSA PER LA SOCIETA’ CREARE POSTI DI LAVORO PER LE FAMIGLIE KE NON RIESCONO NEMMENO A MANGIARSI UN PIATTO DI PASTA,MA TU KE NE SAI DI QUESTE COSE. CI HAI ROTTO IL CAZZO TU BORSELLINO FALCONE MA MUORI ANKE TU COSì SE NE VA UN’ALTRO STRONZO CI HAI ROTTO IL CAZZO.QUì C’E’ LA FAME E TU NON LA CONOSCI.

MI FAI RABBIA PERKE’ SEI SOLO ASSETATO DI VENDETTA STA’ PARLANDO DI UN UOMO DI 80 ANNI KE E’ IN CARCERE SENZA NEMMENO SAPERE SE E’ COLPEVOLE O INNOCENTE. TUO ZIO E IL SUO COLLEGA PRENDEVANO UN BEL STIPENDIO COME TUTTI I MAGISTRATI E NE HANNO SPERPERATO DANARO PER LE LORO I NDAGINI DEL CAZZO.INVECE A ME MI HANNO TAGLIATO L’ACQUA PERKE’ CON QUELLO KE GUADAGNO NON RIESCO A PAGARLA E I MIEI FIGLI SONO IN UNA CASA SENZA ACQUA, QUESTA E’ GIUSTIZIA QUESTO E’ LO STATO, MA KE SALTASSERO TUTTI QUANTI IN ARIA.

A dispetto delle regole del web sull’uso (da evitare) delle maiuscole come espressione di voce alta e urla, mantengo integrale la forma e il contenuto di questi commenti lasciati alla mia video-lettera ad Angelo Provenzano, registrata all’indomani della puntata di Servizio Pubblico in cui il figlio del macellaio corleonese rivendicava rispetto e dignità per suo padre, perseguitato dalla giustizia e malato ormai terminale (a suo dire). L’autore dei due messaggi è Boor60, un uomo di 52 anni che a quanto pare ha dei figli, che non riesce a mangiare ma ha una connessione internet, presumo a banda larga tanto da vedere i video in streaming, e un pc alimentato dalla rete elettrica.

Non è importante la violenza delle sue parole, gli auguri di morte, il fatto che mi creda erroneamente parente del giudice Borsellino o la sua profanazione della memoria dei due giudici antimafia: ricevo quasi ogni giorno messaggi e commenti di questo tenore e devo dire che molte volte li cancello senza indugiare oltre. Quello che mi ha colpito di queste frasi e che mi ha spinto a ragionarci su è una vecchia retorica che consideravo morta e sepolta con disonore e che invece ritrovo viva e vegeta proprio presso quel livello culturale di cui Boor60 restituisce abbastanza bene i tratti salienti. Ovvero che la colpa del piatto di pasta negato, della sua disoccupazione, della crisi economica, del blocco della sua fornitura d’acqua è di Giovanni Falcone, di Paolo Borsellino e di tutti quelli che, nel proprio ambito di competenza, cercano di portarne avanti il messaggio, chi tramite la scrittura, chi tramite l’insegnamento e così via.

In sostanza non è la mafia il problema, non è il traffico, non è Provenzano, non è la politica collusa, i Servizi deviati, gli ex ministri smemorati con i minuti gratis verso tutti gli operatori della telefonia mobile né un presidente della Repubblica che prende a cuore l’invito ad un golpe giudiziario promettendo, a dire del suo consigliere giuridico, attenzione e sostegno. No. Il problema è l’antimafia, è chi ancora ce la mena con questi concetti logori di lotta alla mafia e alla cultura mafiosa. Sono loro che ci fregano il piatto di pasta e ci rubano l’acqua.

Pensavo che quelli come Boor60 appartenessero alla peggiore Sicilia, quella che vedeva Giovanni Falcone e Paolo Borsellino come due dilettanti in cerca di gloria che con le loro inchieste rovinavano l’economia dell’isola; a Falcone lo aveva confidato il suo capo, Rocco Chinnici, che poi lo aveva scritto anche sul suo diario: il presidente della Corte d’Appello di Palermo, Giovanni Pizzillo, gli aveva chiesto spiegazioni su “quel giovane giudice arrivato da Trapani che stava rovinando l’economia siciliana”. Pizzillo chiedeva a Chinnici di seppellire Falcone di processi così da non lasciargli tempo per occuparsi di mafia. Un consiglio che poi qualcuno all’Ufficio Istruzione raccoglierà.

E invece no, quelli come Boor60, pochi o tanti che siano, sono vivi e lottano ogni giorno, fanno figli e creano eredi. Per loro Provenzano è un anziano malato, probabilmente innocente, che sta pagando per tutti e che deve essere scarcerato. Chi scrive di mafia deve smetterla e cercare una soluzione per dare un posto di lavoro a Boor60 e ai suoi amici, così che non siano costretti a stare a casa delirando sul web. È così difficile? Poi, in fondo, Falcone e Borsellino guadagnavano molti soldi, come dice il nostro commentatore, sapevano che rischiavano la vita, dobbiamo ancora continuare, dopo 20 anni, con questa pappina della loro eroica morte? Loro l’acqua a casa ce l’avevano eccome, ma sì, ma che saltassero tutti in aria, allora sì che ci sarà pasta e acqua per tutti. Perché la mafia mangia ma fa mangiare, come la DC, e se bisogna versare in cambio la dignità, tutto sommato, chi se ne fotte?