Costruttivo e sincero. Così l’inviato speciale di Onu e Lega Araba per la Siria Kofi Annan ha definito l’incontro avuto a Damasco con il presidente siriano Bashar Assad. L’accordo su “un approccio per porre fine alle violenze” sarà sottoposto ai ribelli armati. Annan era arrivato nella capitale siriana domenica e ha passato la notte nell’hotel che funge da quartier generale per il contingente di caschi blu disarmati, schierato nel paese dopo l’accordo di cessate il fuoco mediato dallo stesso Annan ad aprile scorso. Due giorni fa, in una intervista pubblicata dal quotidiano francese Le Monde, Annan aveva ammesso che quell’accordo in sei punti “chiaramente non ha avuto successo”. Non solo, nemmeno dopo il nuovo incontro con Assad, “ci sono garanzie per il successo”. Un successo che non viene apprezzato a est: “L’Occidente tenta di conservare la sua influenza attraverso le operazioni umanitarie e l’esportazione della democrazia dei missili e delle bombe” dice il presidente russo Vladimir Putin parlando di fronte al corpo diplomatico russo al ministero degli esteri a Mosca.

L’ex segretario generale dell’Onu non ha fornito dettagli circa il contenuto dell’incontro, ma il suo portavoce Jihad al-Makdisi, attraverso Twitter, ha detto che al centro del colloqui c’è stata la recente riunione ginevrina del Gruppo d’Azione sulla Siria. Secondo Makdisi, Annan e Assad hanno concordato sul fatto che quella riunione è un buon punto di partenza, specialmente per ciò che prevede la dichiarazione finale in merito alla possibile partecipazione di “membri dell’attuale governo” in un eventuale nuovo governo di transizione. La dichiarazione finale, inoltre, chiede a tutte le parti coinvolte nel conflitto di deporre le armi, e di trovare un accordo per formare, con mutuo consenso, un nuovo governo. Parte del lavoro di mediazione, secondo Annan, potrebbe essere condotto proprio dai caschi blu (circa 300, più un centinaio di persone dello staff civile) che sono presenti nel paese e la cui missione originaria era monitorare il cessate il fuoco che non è mai di fatto entrato in vigore.

Secondo Annan, comunque, “non è solo la Russia ad avere influenza sulla situazione”. L’inviato speciale ha detto al quotidiano francese che l’aiuto che i ribelli del Free Syria Army ricevono da alcuni paesi (Arabia saudita, Qatar e Usa) “danneggia il significato delle risoluzioni dell’Onu“. Questi paesi, ha aggiunto Annan, sono gli stessi che “dicono di volere una soluzione pacifica”.

Anche il presidente Assad, il giorno prima dell’incontro, ha rilasciato una intervista. Rispondendo alle domande dei giornalisti dell’emittente tedesca Ard, Assad ha detto che “il piano di Annan è molto buono” e che la mediazione prosegue “nonostante infiniti ostacoli”. Secondo Assad, l’ostacolo principale è che “molti paesi non vogliono che questo piano abbia successo e per questo offrono appoggio politico e continuano a fornire armi e soldi ai terroristi che operano in Siria”. Le accuse di Assad sono state più esplicite per gli Stati Uniti: “Sono parte del conflitto – ha detto il presidente siriano – .Offrono un ombrello politico a quelle bande che cercano di destabilizzare il paese”. Eppure, nonostante queste accuse, Assad si dice disposto a “non chiudere la porta a nessun paese del mondo, a nessun funzionario che voglia risolvere la situazione, purché animato di intenzioni oneste”. Precondizione è che i gruppi armati dell’opposizione smettano di combattere, “perché non si può negoziare mentre uccidono i tuoi uomini”.

Assad ha accusato direttamente anche la Turchia, responsabile, secondo lui, di fornire “appoggio logistico al traffico di armi” che finiscono nelle mani dei combattenti del FSA, che sarebbero “un misto di fuorilegge e membri di Al Qaida”. Le forze di sicurezza siriane, ha detto Assad nell’intervista ad Ard, hanno catturato “decine combattenti di Al Qaida probabilmente originari della Tunisia e della Libia”. Sono stati loro, secondo il presidente e nonostante le diverse conclusioni a cui è arrivata l’indagine dell’Onu, ad aver compiuto il massacro di Hula, costato la vita ad almeno 108 persone, di cui 49 bambini e 34 donne. Per far ricadere la colpa sulle forze di sicurezza, “hanno indossato uniformi dell’esercito”. Questo si sarebbe “ripetuto molte volte: commettono dei crimini, fanno dei video falsi e usano uniformi dell’esercito per poter dire che è stato l’esercito”. Di queste vittime civili, oltre che di quelle del personale servizi di sicurezza siriani, devono risponderne, secondo Assad, i paesi che appoggiano le “gang di terroristi”: gli Usa, dunque, ma anche Arabia Saudita e Qatar, che “più volte hanno detto pubblicamente di appoggiarli”.

Nonostante la sicurezza mostrata da Assad, però, secondo i Comitati locali di coordinamento, nel paese la situazione non è esattamente sotto controllo: un centinaio di persone sarebbero morte nel corso del fine settimana, con scontri anche in aree della capitale Damasco. E la defezione del generale di brigata Manaf Tlas, già comandante della Guardia Repubblicana e stretto collaboratore di Assad, secondo al-Arabiya, indica che il dissenso rispetto alla strategia del presidente sarebbero arrivate fino agli alti livelli dell’apparato di stato. Le forze governative siriane, sempre secondo i comitati, stanno sottoponendo oggi la città di Homs a intensi bombardamenti, mentre scontri tra truppe regolari e ribelli sono avvenuti nel centrale quartiere degli Abbassidi a Damasco.  Secondo la fonte, almeno 17 persone sono state già uccise nelle violenze di oggi, dopo le 60 documentate ieri. A Homs i bombardamenti più intensi, precisano i Comitati, stanno avvenendo sul quartiere di Khalidiya, già preso di mira nei giorni scorsi. La stessa fonte dà notizia di pesanti bombardamenti, con un bilancio di dieci morti, a Dayr az Zor, in particolare nei distretti di Tayana, Qoria, Shahil e Jorthy.

Kofi Annan ora si sta recando a Teheran. Scopo della visita, secondo l’agenzia Irna, è quello di informare i dirigenti di Teheran delle conclusioni della riunione del gruppo di contatto sulla Siria.

di Joseph Zarlingo