Le scuse per i misfatti della scuola Diaz durante il G8 di Genova arrivano troppo tardi e Manganelli (allora vicecapo della Polizia in ferie) è la persona sbagliata, è Antonio De Gennaro, il capo di allora, che avrebbe dovuto in questi 11 anni, scusarsi con tutti quelli che la violenza l’hanno vissuta sulla loro pelle e che probabilmente da quel giorno le loro notti non sono state più come prima.

I responsabili, invece, inchiodati anche dai video mentre prendevano a calci i manifestanti, nel frattempo hanno fatto carriera e neanche dopo la sentenza di secondo grado sono stati allontanati da ruoli operativi. La verità è che fino all’ultimo, tutti quelli coinvolti compreso i vertici del Viminale, hanno sperato che la Cassazione rimandasse la sentenza in Appello. “E’ ora di riconoscere le colpe della Polizia”, ha dichiarato Manganelli. E’ ora di dire: chi furono i mandanti, chi diede l’ordine, come al solito in Italia i condannati sono sempre gli esecutori.

Sopra ai vari funzionari, oltre al Capo della Polizia, chi è intervenuto? Il ministro dell’Interno Scajola? Il presidente del Consiglio Berlusconi? Il segretario con delega ai servizi segreti Letta o il vice presidente Fini che in quei giorni stazionava nella sala controllo della questura? L’unico che non parla è De Gennaro, assolto dalla Cassazione dopo essere stato condannato in Appello per induzione alla falsa testimonianza, ma dalla responsabilità professionale e morale non c’è tribunale al mondo che lo può liberare.

Dopo Genova altri fatti hanno coinvolto poliziotti: quattro di loro sono stati condannati definitivamente per aver ammazzato il giovane Federico Aldrovandi, le morti di Stefano Cucchi e Giuseppe Uva, fino al 63enne che pochi giorni fa a Milano è stato pestato a sangue da due poliziotti in borghese, per non parlare della violenza durante le manifestazioni in particolare nei confronti degli studenti scesi in piazza contro la legge Gelmini. Amnesty International dovrebbe intervenire come ha fatto nei confronti della polizia in Grecia.

Non bastano le scuse di Manganelli, i cittadini oltre alla sfiducia cominciano ad avere paura esattamente come accadde durante il Ventennio. Negli anni la vicenda della Uno bianca non è rimasta un fatto isolato e il dubbio che questi per omertà siano stati protetti anche dai responsabili rimane. C’è qualcosa che non funziona nel reclutamento i cui criteri andrebbero riformati? Anche per la Polizia vale il detto: “cane non morde cane”.