Per valutare il decreto di revisione della spesa approvato dal governo non bisogna confrontarlo con le bozze dei giorni scorsi, ma con i tre obiettivi che si è prefisso Mario Monti: far funzionare meglio la pubblica amministrazione, risparmiare senza ridurre i servizi e recuperare risorse per evitare l’aumento dell’Iva previsto per ottobre, necessario a evitare un buco di 4,2 miliardi nei conti del 2012. La spending review dovrebbe valere (anche se non conosciamo il peso delle singole voci) 4,5 miliardi nel 2012,10,5 nel 2013 e 11 nel 2014, quindi niente aumento dell’Iva. Ma è un successo temporaneo, perché il governo dice che è scongiurato solo fino a luglio 2013. Il governo che verrà dopo i tecnici, dovrà subito intervenire tagliando o mettendo tasse, o l’Iva salirà. A meno che Monti non riesca prima a ridurrei i contributi alle imprese e a partiti e sindacati sfruttando le consulenze di Francesco Giavazzi e Giuliano Amato.
 
La pubblica amministrazione diventa più efficiente? Per certi aspetti sì. Ridurre i tribunali significa risparmiare sul personale di servizio e aumentare la produttività dei giudici, gli acquisti centralizzati della pubblica amministrazione eviteranno corrutele a livello locale, alcuni enti inutili vengono cancellati (ma sappiamo con quale facilità possono sopravvivere in versione zombie, morti ma pieni di personale) e i cda delle società controllate dagli enti locali vengono ridotti al minimo, tre componenti. Molti dei risparmi sul personale sono solo virtuali, cancellare posti sulle piante organiche è necessario ma non sufficiente ad avere risparmi futuri. I tagli concreti discutibili: dalla limatura dei buoni pasto, simbolica ma fastidiosa, alla deroga della riforma Fornero per pensionare in anticipo lavoratori in esubero (ci devono ancora spiegare con quale risparmio per lo Stato).

Le riduzioni di spesa imposte alla sanità
dovrebbero gravare sulle aziende farmaceutiche, ma gli enti locali subiscono un taglio secco dei trasferimenti da Roma, 700 milioni nel 2012 poi un miliardo all’anno. Impossibile che questo non comporti un taglio dei servizi. Ora il decreto passa in Parlamento dove i partiti chiederanno molti cambiamenti. Nel migliore dei casi correggeranno i tanti difetti del provvedimento, più realisticamente smonteranno quanto c’è di buono.

Il Fatto Quotidiano, 7 luglio 2012