Una sperimentazione sull’intelligenza artificiale condotta da Google X, laboratorio statistico del motore di ricerca, ha identificato un individuo digitale “yutubico”, dotato di memoria e consistenza psicologica derivante dai video caricati. Il suo pensiero è risultato essere coerente al 76% con “gatti”, forma che ha individuato quasi quanto i volti umani. Avrebbe riconosciuto anche qualche altra immagine probabilmente, ma su Youtube non si possono mettere filmati porno, che invece sono in testa ai consumi degli spettatori del web. Queste epifanie statistiche su fellatio e gattini, psicoarchetipi virtuali, ci costringono a riflettere sui nostri sistemi di valori. È di sinistra o di destra postare privatistici gattini o guardare pornoclip? Frequentare siti erotici era di sinistra qualche anno fa, ora è di destra perchè lo fanno tutti e c’è un industria dietro. Sono residui di una visione ideologica in cui siamo ancora immersi. Siamo infatti epigoni di un pensiero che ritiene la politica unica fonte valoriale, di un inconsapevole tardomarxismo che attribuisce valore al collettivo e disvalore all’individuo e insieme a questa coniuga tante altre antinomie concettuali. Generalmente sinistra è associata a innovazione, passione, disponibilità, destra a conservazione, razionalismo, individualismo. In questo quadro D’Alema sarebbe ultradestra. La nostra mente è piena di antitesi ideali ormai sconnesse dalla rappresentanza e dal reale politico. All’origine tra l’altro di una serie di complessi storici come l’amore per la sconfitta. Istintivamente pensiamo di essere di sinistra quando ci lanciamo in una nuova difficile impresa, perdente quasi per programma, e di destra quando compriamo casa, senza accorgerci che le due cose coincidono sempre di più, anche solo per la congiuntura economica. Sono bugs del sistema ideologico in tilt.

Pensare al bene pubblico, contribuire alla salute di tutto l’organismo di cui si fa parte, e non solo alla propria, rimane l’unico criterio di buona politica. È una basica legge umana e naturale che fa camminare il mondo, anche tra i lupi. Una regola biologica che confligge, vincendo sempre, magari alla lunga, con quella della propria mera riproduzione egoistica. Contribuire con il proprio centimetro di verità e di passione a far star bene il prossimo è una cosa che si può fare da sinistra e da destra. Questo forse può svincolare la politica dal moralismo e dal messianismo che l’ha distorta, specie nell’era berlusconiana, e restituire “laicità” al dibattito in cui si prende semplicemente ma anche intensamente posizione rispetto ai temi. Si può fare bene da governatori e da padri, ruoli essenzialmente conservatori, e da oppositori e da figli, ascritti idealmente al campo dei progressisti. Una persona anziana che possiede dei beni è difficile e forse sbagliato che abbia il desiderio di mollare. Probabile sia un conservatore. Può farlo da satrapo approfittatore o da imprenditore curioso. Un individuo giovane che cerca la sua collocazione nel mondo è giusto che rompa regole e consuetudini. Era progressista Jobs all’inizio della sua carriera, poi è diventato spietato imprenditore e feroce conservatore della sua fetta di mercato. É difficile essere tutta la vita di sinistra perchè ci si colloca nella gestione del bene comune a seconda del ruolo, dell’età, degli interessi che costruiamo. Pur non essendo il sole dell’avvenire democratico che molti fanatici sognano, la Rete è semplicemente lo specchio meno mediato che abbiamo. É e basta. E per questo è rivoluzionaria. Fatta di gattini e nudità che danno senso alle nostre giornate apolitiche, da cui siamo costretti a ripartire per un’idea di bene comune post-ideologico. Per questo la rete ancora per un po’, non per molto, sarà di sinistra.