Fuori dai cancelli gli operai sgraditi all’azienda. Ormai la chiamano la Pomigliano del Nord ma il contesto è quello delle aree cargo degli aeroporti di Malpensa e Linate dove improvvisamente sembra di assistere a una riedizione in piccolo del caso Fiat. Era cominciata come la classica storia dei passaggi di mano tra imprese cooperative, con l’epilogo consuento di un quota del personale che finisce per strada: su 192 lavoratori questa sorte è toccata a 50 dipendenti che sono diventati degli “esodati del lavoro“, senza occupazione e senza cassa integrazione. Ma c’è un’anomalia che fa uscire la vicenda dall’ambito strettamente sindacale per investire direttamente le istituzioni, l’Ispettorato del Lavoro, il Comune di Milano e i vertici della Sea, che con il 25 per cento è socia di minoranza dell’azienda che si occupa di handling cargo a Malpensa. Nella scelta tra chi tenere e chi no, la nuova cooperativa avrebbe usato criteri disciminatori, andando a colpire proprio i dipendenti più impegnati contro il lavoro nero e per il rispetto delle regole.

La cooperativa in questione si chiama Coop.Med ed è stata istituita dal Consorzio Logistec di Torino per subentrare dal 19 giugno alla cooperativa Incontro nell’area magazzini del Cargo city per conto Argol Mle, società un tempo al 100 per cento del gestore aeroportuale Sea e oggi partecipata al 25 per cento. I sindacati presenti nel settore hanno sollevato subito la questione dei presunti esuberi che l’azienda sostiene di dover fare per fronteggiare una riduzione del 12 per cento nel traffico aereo merci con conseguente riduzione del volume di lavoro. Una circostanza che sarebbe smentita però dalle richieste dell’impresa che dal 20 giugno chiede ai 142 assunti ore di straordinario con mancati riposi e si avvale di 17 lavoratori assunti con contratto a termine di tre mesi senza chiamare i 50 del vecchio appalto. Perché? La risposta dei sindacati è una denuncia: perché i lavoratori rimasti a casa sono quelli che più si battevano sul fronte dei diritti e del rispetto delle regole. Buona parte dei 50 non confermati, infatti, lavoravano con contratti part-time (18, 24 e 30 ore), nonostante facessero orario pieno e nonostante la coop Incontro non rispettasse il Ccnl.

Tra gli esclusi, tra l’altro, ci sono anche tre delegati e sette attivisti della Cub trasporti che erano stati reintegrati nella coop Incontro con una sentenza del Tribunale di Busto che condannava la cooperativa per attività antisindacale. Nel cambio di appalto anche loro hanno perso il posto. Ed è notizia di questa mattina il licenziamento di uno di loro per non aver superato il periodo di prova, nonostante lavorasse da anni nello stesso magazzino. “In tre anni – racconta ad esempio Pio Ucci, addetto all’area Cargo – non ho mai ricevuto una lettera di richiamo e il giudice del lavoro di Busto Arsizio mi ha perfino reintegrato a tempo indeterminato dopo un licenziamento illegittimo della coop Incontro. La prima cosa che ha fatto la nuova cooperativa Coop.Med è di rimettermi in prova come se non avessi mai lavorato prima, al termine del periodo mi ha licenziato”.

Che si sia trattato di una zampata dell’azienda, dicono le varie sigle che operano a Cargo city, è reso ancora più palese dal fatto che la scelta su chi lasciar fuori è arrivata come un fulmine a ciel sereno su una trattativa che si stava componendo gradualmente con l’ausilio della Prefettura di Varese sollecitata a garantire una soluzione condivisa circa la sorte degli oltre 190 lavoratori coinvolti nel passaggio di appalto. “La Coop.Med. ha invece inaspettatamente operato una forzatura procedendo all’assunzione solo di una parte di quei lavoratori”. In altre parole alle porte di Milano, in una cooperativa che opera per conto della Sea si sarebbe consumato un episodio di discriminazione analogo a quello dell Fiat a Pomigliano che colloca la Mle e Coop.Med fuori dalla legge (artt. 15 primo comma e 38 della l. 300/1970).

La discriminazione, sostengono ancora i lavoratori, si trascinerebbe dietro ulteriori anomalie che vengono portate all’attenzione delle autorità e delle istituzioni. I sindacati chiamano in causa l’Ispettorato del lavoro, denunciando una serie di irregolarità in materia di assunzione e di orario di lavoro. Ad ogni lavoratore assunto come socio, ad esempio, è stata fatta siglare la presa visione e il ritiro dello statuto e regolamento della Coop.Med. Peccato che lo statuto e il regolamento non siano mai stati consegnati loro. Nelle lettere di assunzione, poi, è risputato il periodo di prova di 30 giorni che i lavoratori hanno ampiamente superato operando da anni presso il cantiere di Malpensa in una serie ininterrotta di Cooperative (Settima Logistica – Airservice – Incontro ed ora Coop. Med.).

Anche Sea e Enac, finora defilate in questa vicenda, finiscono in mezzo. L’ente gestore è stato chiamato a esaminare la situazione dalla Presindenza del Consiglio comunale di Milano che è ancora il primo azionista. Basilio Rizzo ha scritto al presidente Bonomi perché si interessi della questione e i vertici Sea hanno fatto sapere che cercheranno di farlo pur non avendo strumenti diretti per intervenire essendo “soggetto terzo”. “Non sono state fatte le visite mediche, non si sa con certezza chi acceda e in quale area operi”, denunciano ancora i sindacati che chiedono a tutti i soggetti coinvolti di verificare anche se la cooperativa subentrante, nata giusto tre giorni prima del passaggio di mano, abbia i requisiti per operare nel sedime aeroportuale e le garanzie necessarie a portare avanti l’appalto. Dubbi che trovano ulteriore forza in un dettaglio di non poco conto: i lavoratori della Coop.Med. accedono all’area Cargo con i tesserini della vecchia cooperativa.

Con quali garanzie per la sicurezza? Sea che stampa quei tesserini rimanda il problema in campo all’Enac che deve fornire il nullaosta. Due giorni fa 30 lavoratori sono tornati alla prefettura di Busto: chi deve vigililare? Chi garantisce che non siano state fatte scelte discriminatorie? Ormai non si sa più dove bussare mentre è diventato ufficiale lo scioglimento della cooperativa vecchia, la Coop Incontro. La data è già fissata: il 28 di luglio sarà cancellata e con una firma svaniranno anche le speranze di una copertura sulla disoccupazione dei 50 lavoratori rimasti fuori dai cancelli. Così succede nella piccola Pomigliano del Nord.