Due bar milanesi in mano alla criminalità organizzata sequestrati nelle ultime 48 ore. Questa mattina il Gico della Guardia di finanza di Milano, su disposizione del giudice per le indagini preliminari Anna Maria Zamagni, ha messo i sigilli al Samarani-Cafè, alle spalle del Duomo, in piazza Diaz. Ieri è stato posto sotto sequestro un altro bar in pieno centro, il Gran Cafè Sforza, su ordine dei magistrati anticamorra di Napoli.

L’operazione di questa mattina nasce da un’inchiesta del pm della direzione distrettuale antimafia di Milano, Claudio Gittardi e dalle Fiamme gialle. Ha colpito boss della zona di Vittoria, in provincia di Ragusa: Carmelo e Gianfranco D’Agosta, già condannati con sentenza definitiva per associazione mafiosa. Gianfranco D’Agosta è anche un ex collaboratore di giustizia. Proprio per le condanne definitive che hanno subito, spiega il gip Zamagni nel decreto di sequestro preventivo, è stato possibile contestare loro il reato di intestazione fraudolenta di beni.

A Carmelo D’Agosta sono state sequestrate “quote della Gemini srl…..con relativo complesso aziendale costituito dal bar denominato Caffè Samorani…”. A Gianfranco D’Agosta “il 49% delle quote intestate a Krystyna Korchervey di Babilonia Cafè con sede a Olbia (…) e relativo complesso aziendale costituito da bar”. In Sardegna è stato posto sotto sequestro anche un albergo in Costa Smeralda, a una quarantina di km da Porto Cervo, l’hotel a 4 stelle Faro di Molarotto, riconducibile a Carmelo e Gianfranco D’Agosta. Sequestrata, infine una Porche Cayenne.

Complessivamente i beni bloccati hanno un valore di 5 milioni di euro. Carmelo D’Agosta, si legge nel decreto di perquisizione, “negli ultimi 15 anni risultava aver percepito dal Club Venini nel 2006, 7.807 euro, e nel 2007, 4 mila euro”. Gianfranco D’Agosta, invece, ha dichiarato solo il reddito ottenuto quando era un collaboratore. Risulta aver percepito “dal Minstero di Grazia e Giustizia-Casa circondariale di Vercelli” intorno ai 7500 euro, tra il 2001 e il 2004. “Le indagini poste in essere dalla Guardia di finanza-scrive il gip Zamagni- sui beni riferibili agli indagati hanno consentito di accertare come gli stessi siano riferibili svariate operazioni economiche poste in essere negli ultimi anni, attuate per lo più attraverso prestanome e inconciliabili con i redditi riportati”.

L’anno scorso, sempre il Gico della Guardia di finanza aveva sequestrato altri locali, al centro della movida milanese: Shocking, Cafè Solaire e Luminal, in mano al clan Fidanzati, di Cosa nostra.