Va sempre peggio per l’auto made in France. Soprattutto per il gruppo Psa Peugeot Citroen, che ha indetto d’urgenza un comitato d’impresa per il prossimo 12 luglio: in quell’occasione potrebbe annunciare un taglio ai dipendenti in Francia compreso fra le 8mila e le 10mila unità. Sì, molto più dei 4mila posti di lavoro che dovrebbero essere eliminati quest’anno, secondo le già pessimistiche previsioni che erano state rese note alla fine del 2011.

Il governo socialista, nella persona di Arnaud Montebourg, ministro responsabile del Risanamento produttivo competente per l’industria automobilistica, e uno degli elementi più a sinistra del nuovo esecutivo, sta facendo pressioni sui vertici di Psa, per capire le loro reali intenzioni. E sta preparando un piano nazionale di aiuti per l’industria dell’auto, dalle caratteristiche diverse dagli omologhi degli anni passati. Compresa qualche possibile deriva nazionalistica. La situazione globale del mercato dell’auto in Francia, al pari degli altri Paesi europei, si presenta assai difficile. Le immatricolazioni dovrebbero calare a fine anno del 10% rispetto al 2011, secondo le ultime stime. Ne risentono entrambi i colossi francesi del settore, Renault e Psa, ma in particolare il secondo gruppo, che più dipende dal mercato nazionale. Per questo la convocazione d’urgenza del comitato d’impresa preoccupa a Parigi. Tanto più che i vertici di Psa l’hanno giustificata “per infomare i sindacati della situazione economica del gruppo” e di nuove misure da prendere per reagire. Queste comprenderebbero un taglio fino a 10mila unità nel personale degli impianti francesi: un salasso di notevoli proporzioni, che si tradurrebbe anche in licenziamenti secchi e non solo in uscite volontarie con incentivi, come previsto fino a pochi mesi fa.

Non solo. I media, basandosi su fonti sindacali, danno come probabile pure la chisura di un intero stabilimento, quello di Aulnay-sous-Bois, alle porte di Parigi: fabbrica storica della Peugeot, una sorta di Mirafiori per il gruppo francese, dove attualmente lavorano 3.300 persone. A causa di tale confusione e del vortice di indiscrezioni che appaiono sui giornali, nei giorni scorsi il ministro Montebourg ha deciso di prendere carta e penna e ha scritto una lettera direttamente a Philippe Varin, il presidente di Psa (nella foto), “perché faccia conoscere le sue intenzioni il più rapidamente possibile e in maniera precisa”. Montebourg non ha ancora ricevuto risposta. Quella della lotta al declino industriale della Francia è una delle principali promesse fatte dal presidente François Hollande in campagna. E proprio il settore dell’auto, se si considera anche la componentistica, alimenta il 10% di tutta l’occupazione del Paese. E’ un comparto tradizionalmente sovvenzionato dallo Stato.

Nel 2009, nel pieno di un’altra grossa crisi economica e per l’industria dell’auto, l’allora Presidente Nicolas Sarkozy andò in soccorso ai suoi due colossi automobilistici, concedendo prestiti a tassi agevolati sia a Renault che a Psa, ben tre miliardi di euro ognuno. In seguito sono arrivati gli incentivi per la rottamazione fino alla fine del 2010. Risultato: il governo francese ora vuole partecipare alla gestione della crisi. Anzi, ancora di più. Già stanno uscendo indiscrezioni sul tipo di misure che Hollande e il suo esecutivo vogliono prendere. Che vanno in una direzione diversa da quella dell’era Sarkozy. Innanzitutto Parigi intende privilegiare stavolta l’industria della subfornitura, considerando che il 75% di ogni auto made in France è in realtà il frutto della produzione esterna alle due case automobilistiche nazionali. Il ministro Montebourg punta anche a sovvenzioni che vadano a privilegiare non necessariamente i due colossi, ma tutte le imprese del settore, anche straniere, a patto che fabbrichino vetture in Francia e alimentino così l’occupazione, vedi in particolare i casi di Toyota e General Motors. Altro progetto nell’aria: la creazione di un fondo che possa funzionare da garanzia per nuovi crediti bancari ancora a vantaggio dei subfornitori e pure dei concessionari e dei proprietari di garage e officine meccaniche.

L’esecutivo, invece, non vuole più ripercorrere la strada degli incentivi per la rottamazione, che negli ultimi anni hanno beneficiato soprattutto le auto di piccole cilindrata, che, in realtà, per quanto riguarda le due case francesi, sono fabbricate nella stragrande maggioranza dei casi al di fuori del Paese (in particolare per Renault, in Slovenia e in Turchia). Come dire, non hanno favorito direttamente l’occupazione in Francia. Che ormai per Hollande è la priorità numero uno. Montebourg avrebbe adirittura in mente l’idea di introdurre tasse ad hoc da pagare su auto prodotte per lo più all’estero, perfino da marchi controllati da capitali francesi, vedi Dacia, nell’orbita Renault. Agli occhi della Commissione europea, però, questa potrebbe rappresentare una deriva nazionalistica.